Direzione didattica di Pavone Canavese

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Computer e poi?
ovvero: smitizziamo il computer!

di Pietro Madaro

 
Premessa

Il programma di sviluppo delle nuove tecnologie didattiche 1997-2000 permetterà l'introduzione della multimedialità in classe.
Pur amettendo l'acquisizione di una cultura tecnologica da parte degli insegnanti, è doveroso domandarsi, rispetto agli alunni quali fini occorre perseguire?
Si deve fare qualsiasi cosa purché i bambini mettano le mani su tastiera e mouse?

 

Non solo mode

Sempre più spesso si assiste ad una rincorsa delle novità senza avere un chiaro punto di riferimento, obiettivi generali e specifici.
E' ovvio che occorre rendersi conto delle opportunità che ci offrono gli Strumenti Informatici (S.I.) prima di poter pensare a percorsi formativi e relative unità didattiche.
Mi sembra quindi lecito, passare attraverso momenti non strutturati, durante i quali si prende conoscenza di quanto viene offerto dal mercato.
Si sa, spesso il mercato fa qualunque cosa per tentare di costruire "monopoli radicali" che fanno diventare indispensabile ciò che è solo utile, nella migliore delle ipotesi, o addirittura superfluo o dannoso.
Per questo è comprensibile il conflitto che si manifesta attorno al nuovo prodotto tecnologico.
Nell'estate del 1995, ad esempio, all'annuncio dell'uscita di Windows95, il nuovo sistema operativo della Microsoft, si è assistito a incredibili ovazioni, ma anche a suscettibili opposizioni e contrariate diffidenze, nei confronti di questo "nuovo" evento del software mondiale.

Allo stesso modo, nei riguardi di Internet ci sono entusiasti e paladini, contro chi condanna la rete perché ridurrebbe gli utilizzatori all'afasia, come spettatori e non come partecipi di un'esperienza o attori di un evento.
Anche tra gli insegnanti vi sono atteggiamenti contrastanti che oscillano dal completo rifiuto e opposizione alle "macchine", alla totale fiducia che gli strumenti informatici potranno risolvere i problemi dell'apprendimento.
Un altro atteggiamento diffuso è che il computer interessa i bambini e quindi lo si deve usare per motivare gli alunni allo studio delle diverse materie.
I neoluddisti hanno ragioni che non possono essere ignorate o snobbate, perché anche i più entusiasti, per fare un esempio, ammettono che dopo essere stati a lungo "incollati" al PC diventa difficile distinguere il virtuale dal reale. Quale sia o quale sarà esattamente l'impatto delle nuove tecnologie sul nostro modo di lavorare di pensare, di sentire emozionalmente nessuno lo sa.
Vi è il problema di riuscire a considerare il PC per ciò che è senza demonizzarlo e senza sovraconsiderarlo, per servirsene utilmente e per favorirne l'evoluzione.

Così "i computer pensanti, l'intelligenza artificiale", che nel 1984 si credeva di poter raggiungere nel giro di dieci anni, è ancora ben lontana dall'essere raggiunta. Anzi: molti studiosi dubitano che il computer debba "duplicare" il nostro cervello e pensano debba "agire" diversamente da noi.
 

Uno strumento accentratore

Il computer è uno strumento, che come tutti gli strumenti ci permette di amplificare la nostra intelligenza. Ciò che rende particolarmente potente lo strumento di cui stiamo parlando è di racchiudere in se stesso le tre classi generali che J.S.Bruner definisce come: amplificatori delle capacità sensoriali; amplificatori delle capacità motorie; amplificatori delle capacità raziocinanti.
In effetti occorre considerare sempre più il PC non come una macchina ma come un'interfaccia tra esseri umani che esprimono se stessi, mediando, la propria comunicazione, con lo strumento.
La comunicazione oltre ad essere interpersonale è certamente, e più profondamente, una comunicazione intrapersonale. Gli S.I. non fanno altro che restituirci in differita il nostro pensiero, sono uno "specchio" della nostra mente.

Come sostiene Bruner "La caratteristica essenziale di ogni utilizzazione degli strumenti non risiede negli utensili in se stessi, quanto invece nel programma che ne guida l'uso".

In questo senso, da un punto di vista pedagogico, è fondamentale organizzare e progettare un percorso per il loro utilizzo, il cui fine potrebbe essere quello individuato ancora da Bruner riferendosi in generale agli utensili.
"Il nostro obiettivo finale nell'insegnamento sugli utensili non consiste tanto, come si è visto in precedenza, nello spiegare gli strumenti e il loro significato, quanto nello studiare il modo in cui gli strumenti hanno influito sulla evoluzione dell'uomo e influiscono ancora sulla sua vita."  (J. S. Bruner, "Verso una teoria dell'istruzione", Armando, Roma 1967).
 

HARDWARE apparato fisiologico di una determinata  tecnologia    HARD   (duro)   WARE  (materiale)
SOFTWARE insieme di regole per l'utilizzo dell'hardware SOFT (morbido) WARE (materiale)
BRAINWARE
gli scopi, le applicazioni e le giustificazioni dell'uso dell'hardware e del software BRAIN (cervello) WARE (materiale).

 

Gli S.I. ci modificano...  

Già più di dieci anni fa sostenevo relativamente all'uso del PC l'importanza di "valutare e progettare metodologie d'approccio al computer! A questo proposito è da rilevare che non esiste un progetto culturale organico, sul territorio italiano... occorre concentrarsi sulla situazione insegante-bambino-computer, analizzare le problematiche di questa situazione, finalizzare l'uso del computer perché resti uno strumento e non diventi il fine." (cfr. tesi di laurea di P. Madaro "Uso del personal computer a scuola nell'area logico-matematica: utilizzo e produzione di software didattico per bambini dai 7 agli 11 anni", Torino a.a. 1984-85)  

Umberto Eco molto acutamente interpreta il momento attuale scrivendo sull'Espresso dell'8 ottobre 1995:

"La prospettiva più pessimistica per il futuro è che nasca una società divisa in tre classi: al livello più basso una massa di proletari che non ha accesso al computer (e quindi neppure al libro), e che dipende solo dalla comunicazione televisiva; a livello medio una piccola borghesia che usa però il computer in modo passivo (come nel caso tipico di un impiegato di compagnia aerea che usa la macchina per sapere chi è in lista per un certo volo); e infine una "nomenklatura" (nel senso sovietico del termine) che sa come far ragionare la macchina (e che ha i mezzi economici per dotarsi di strumenti sempre più nuovi e potenti)."
  
La scuola di base non può, quindi, ignorare l'eventualità esposta da U. Eco, ed ha quindi il compito di contribuire ad impedire questa divisione in classi culturali.

Ma è ancora U. Eco che esprime le sue perplessità rispetto alla fruizione degli S.I.:

"Tuttavia gli ingegneri lavorano a più non posso per ampliare le possibilità del canale e veicolare a velocità sempre più accelerata sempre più informazione, nessuno può ampliare le nostre capacità di consumo. Bisogna dunque che qualcuno ci dia dei criteri per la scelta... con le nuove tecnologie siamo posti di fronte all'equivalente di centinaia di migliaia di pagine di un quotidiano, e non sappiamo se quello che stiamo per scegliere è roba fina o spazzatura."  

Occorre, quindi, che la scuola elementare avvii i futuri (ma non tanto futuri), fruitori di S.I. al loro utilizzo favorendo il raggiungimento di una maggiore consapevolezza di tutti i processi che stanno dietro all'uso degli strumenti informatici.

Eco in linea con quanto ho proposto precedentemente (vedi cit.), a conclusione del suo intervento scrive:

"Occorre dunque alfabetizzare gli utenti, specie le giovani generazioni, e alfabetizzarne il maggior numero, specie quelli che non hanno i mezzi per dotarsi di macchine aggiornate: imparare ad usare gli strumenti vuole dire anche capirne la logica interna ed elaborare a poco a poco, criteri di scelta."
(Umberto Eco Espresso dell'8 ottobre 1995)
 
Il computer quindi è sostanzialmente uno strumento, un mezzo e in quanto tale non può essere caricato di significati, né dai paladini né dai neoluddisti.

Occorre riflettere sul fatto che ciò che interessa la scuola è: l'intelligenza applicata allo strumento. Nel caso specifico non si ha difficoltà ad ammettere che al PC sono già stati applicati innumerevoli "Gigabyte di intelligenza": creatività, memoria, linguaggio, analisi logico-matematica, uso del corpo per risolvere problemi, rappresentazione spaziale...

Hardware, software e brainware (HW, SW, BW) sono strettamente collegati e sono l'uno funzionale all'altro: ad un hardware corrispondono software sempre più potenti, per brainware sempre più complessi che richiedono hardware sempre più "Gigapotenti" e stimolano software sempre più sofisticati e... la rincorsa continua.

Difficile dire quale dei tre (HW, SW, BW) sia la vera variabile indipendente, mentre è più facile pensare che ci sia una stretta correlazione la quale favorisce la continua evoluzione dei tre.
E'anche da questa considerazione che nasce la scelta di parlare di Strumenti Informatici (S.I.) anziché, molto più semplicemente di computer.

Infatti c'è una bella differenza tra usare un PC per: scrivere una lettera, navigare un ipertesto, fare del drill and practice, collegarsi con internet e navigare nella rete, elaborare della grafica e chi più ne ha più ne metta.

La differenza è data dal software che ci permette di utilizzare l'hardware a disposizione e anche dal brainware che stiamo applicando.

Se è vero che gli strumenti "ci amplificano" è pur vero che "ci modificano", ci fanno perseguire obiettivi mai prima pensati. Le attività umane, da quelle lavorative a quelle squisitamente creative, si modificano e si rinnovano, nascono mestieri che prima non esistevano, quelli esistenti mutano radicalmente.
 
 

Un petalo per tutti

Ecco un possibile paradigma per una metodologia rivolta all'introduzione degli S.I. nella scuola, che tenga conto delle considerazioni sin qui fatte:

Ovviamente nulla vieta di applicare il tutto prima a noi stessi per verificarne validità e fattibilità.


 
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Non c'è una vera e propria gerarchia tra i punti elencati né tanto meno una sequenzialità.

Si tratta di sei petali di una stessa metodologia possiamo iniziare ad accarezzarne uno qualsiasi ma è necessario, prima o poi, sfiorarli tutti.

Ho detto sfiorarli, non staccarli, proprio perché è necessario ritornarci sopra.

Infatti l'
approccio libero al PC non è solo "libertà nell'apprendimento" ma anche una precisa strategia che porta a scoprire ciò che diversamente non sarebbe possibile. In tal senso non è solo un momento iniziale di un iter da seguire ma un metodo di lavoro.
 

Smitizzare il PC è il momento più delicato rispetto al quale è possibile incontrare sorprese, scoprire aspetti nuovi del nostro modo di pensare e di essere. Mi riferisco al pensiero magico, ancora palesemente presente nei bambini, ma talvolta riaffiorante anche negli adulti.

Occorre quindi sempre, consapevolmente,verificare il nostro grado di smitizzazione del PC, per non rischiare di retrocedere alle classi inferiori descritte da U. Eco.
 
Far comprendere che il PC deve essere programmato è strettamente collegato al punto precedente è necessario dapprima sperimentare, rendersi conto che se non programmiamo il PC lo deve fare qualcun'altro. In seguito occorrerà ricordarlo sempre, per non aspettarsi risposte che il computer, in quella determinata situazione, non ci può dare.

Approfondire i principi di funzionamento oltre ad essere utile alla smitizzazione del PC ci permette di migliorare la nostra autonomia e di evitare il condizionamento e la frode.
L'approfondimento non potrà avvenire a priori, prima cioè di aver fatto delle esperienze con il PC, ma avverrà anche in itinere consolidando e chiarendo ulteriormente. Si partirà dall'esterno per andare sempre più verso l'interno, ampliando le nostre conoscenze sull' hardware e il software.

Progettare un obiettivo è ciò che, normalmente, un individuo dovrebbe fare prima di iniziare un'attività, è pur vero che si può accendere il PC senza avere un obiettivo palesemente
strutturato, solo per "vedere". Per questo
tentare di raggiungere l'obiettivo, lo si può fare anche prima di averlo esplicitamente progettato. Quante volte ci troveremo a progettare qualcosa, per poi tentare di realizzarlo con il nostro computer!

Presto ci accorgeremo che i nostri obiettivi da semplici, quasi insignificanti e inutili, diventeranno via via più sofisticati, significativi e utili per il nostro lavoro intellettuale, la nostra ricerca creativa, la nostra espressione artistica, il nostro ménage e chissà quante altre cose.

In verità l'operazione più importante da farsi nella scuola, che vorrei rimarcare ulteriormente, al termine di questa mia riflessione, suggerire ai lettori e ricordare a me, è:

  SMITIZZIAMO IL COMPUTER !  

pmadaro@tin.it