Direzione didattica di Pavone Canavese

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22.06.2006

Costituzione: per i nostri ragazzi cosa ha senso oggi ?

In uno splendido libro, La resistenza taciuta, si può leggere il ricordo di Teresa Cirio, giovane staffetta della resistenza piemontese.

Una volta mentre facevo uno di questi viaggi, capita un bombardamento e un mitragliamento spaventoso. Mi butto giù dal treno, così come viene, e finisco in un prato. Mi buttavo sempre a terra col mio corpo sopra la valigia dal doppio fondo (...) Mi butto nel prato. Era primavera e nel prato c'erano delle viole, delle viole! E io, talmente mi piace la natura, mi faccio un bel mazzetto, durante tutto il bombardamento. E poi arrivo sul treno. Tutti mi hanno guardata così... Perché io me ne arrivavo lì, con le mie viole, tutta contenta. Si rischiava la morte, però talmente c'era la gioia di vivere! Delle volte io leggo che i compagni erano tetri. Non è vero. Eravamo sereni. Anzi eravamo proprio felici, perché sapevamo che facevamo una cosa molto importante.

Nell'ultimo romanzo di Ian McEwan il giovane Theo risponde al padre:

Più allarghi il campo più merda vedi... quando ci ostiniamo a occuparci dei massimi sistemi, della situazione politica, del surriscaldamento dell'atmosfera, della povertà nel mondo, sembra tutto tremendo, senza possibilità di recupero, senza la minima prospettiva. Se invece ridimensiono il pensiero, avvicino lo sguardo – concentrandomi, che so, sulla ragazza appena conosciuta... -, diventa tutto bellissimo. Perciò d'ora in poi il mio motto sarà: solo pensieri su scala ridotta.

Che è successo nel mezzo?

È successo che è passato il Novecento.

Chi ha scritto la Costituzione aveva alle spalle quell' Italia che aveva vissuto il fascismo e sapeva cos'era l'autoritarismo, la polizia, lo strapotere dell'esecutivo. Aveva alle spalle anche l'"evento globale" della seconda guerra mondiale. Bisognava dire mai più, immaginare uno spazio politico anche conflittuale ma discorsivo. Una casa comune di parole. S'immagina la carta dell'Onu, l'articolo 11 della Costituzione. Che doveva definire i rapporti fra cittadini e stato evitando le derive sia dell'individualismo liberale – che aveva fatto naufragio davanti al fascismo –, sia del totalitarismo che mirava alla nazionalizzazione delle masse nella forma paternalista che offre integrazione ma non tollera disobbedienze. Ne viene fuori il compromesso alto che sappiamo: cittadini, corpi intermedi, istituzioni. Diritti civili e politici, ma anche diritti sociali: una democrazia sostanziale e non solo sulla carta. Cattolici e marxisti miracolosamente rinunciano a una verità già data (ordine divino o rivoluzione) solo da realizzare attraverso lo stato, per accettare il terreno di una liberazione permanente come processo aperto di confronto. Forse ognuno era sicuro di vincere, ma pesava anche l'indicazione di Calamandrei di una Costituzione presbite, capace di guardare lontano e garantire i diritti delle minoranze.

Solo che il novecento si è incaricato di mettere in crisi quasi tutto. I corpi intermedi soprattutto. Ridotta la polis a somma di solitudini impaurite e competitive, la politica è diventata la promozione commerciale di volti cui affidarsi. Sistema dei partiti, partito. Non si vendono nemmeno più programmi o promesse, si vendono sorrisi ritoccati, la propria biografia di imprenditori astuti vincenti.

E tuttavia quando vengono nelle scuole i vecchi partigiani a raccontare se stessi, hanno un successo straordinario: parlano della loro vita, delle sofferenze e speranze, degli amici perduti. Si commuovono nel ricordare. Per loro la politica era quella cosa importante di Teresa. Una cosa che dà felicità. Allegria perfino nel naufragio.

Come spiegarla la costituzione ai ragazzini, ai figli o ai nipoti? Forse la domanda di moda è sbagliata. Forse bisognerebbe farsi dire da loro che cosa ha senso oggi. Ricominciare da Theo. Trovare in quegli spazi ravvicinati non nicchie di sopravvivenza privata ma radici di repubbliche, altri corpi fluidi intermedi (ma proprio corpi, dotati di sessualità e desideri), movimenti che non delegano a strutture verticali, ma sono capaci di essere direttamente politici. Di fare società nel disastro, all'altezza del disastro.

Un personaggio di Montedidio di Erri De Luca racconta:

Maria dice che io ci sto e così ecco qua me ne accorgo pur'io che ci sto. Mi chiedo da solo: non me ne potevo accorgere per conto mio di esserci? Pare di no. Pare che ci vuole un'altra persona che avvisa.

Ci vuole sempre qualcuno che avverte che ci sei nel mondo. Non funziona più di tanto stare davanti al televisore col telecomando. Telecomandati. Ci vogliono altre e altri.

È una cosa politica, la felicità. E rivoluzionaria.

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