Direzione didattica di Pavone Canavese

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(13.11.99)

 

ORGANIZZAZIONE E INNOVAZIONI NELL'UNITA' SCOLASTICA
Itinerari bibliografici a cura di Angelo Luppi

(dalla rivista Ricerche Pedagogiche, n. 131, Aprile-Giugno 1999)

 

 1) Le radici delle problematiche attuali

Crescita della scuola verso un sistema di massa ed adeguamento delle sue categorie d'interpretazione e modalità di gestione con riferimento allo sviluppo delle scienze dell'educazione sono fenomeni che hanno contrassegnato tutto il Novecento. Nel nostro paese alcune peculiarità delle vicende storiche nazionali hanno fortemente inciso nell'itinerario indicato. In questi ultimi anni al centro degli interventi organizzativi che coinvolgono il nostro sistema scolastico e le varie innovazioni proposte si è collocata la dichiarata volontà di costruire una scuola orientata alla generalità dei propri utenti ed atta a garantire qualità formativa per tutti gli alunni. La possibilità di perseguire questi obiettivi presuppone insegnanti consapevoli del difficile cammino compiuto negli anni per adeguare il sistema scolastico italiano alle nuove esigenze. Le radici delle attuali problematiche riportano alle soluzioni adottate dalla scuola gentiliana nel primo dopoguerra. Caratterizzato da rigidità e selettività, ma capace d'esprimere un organico sistema scolastico ancora in parte operante, quel modello si presentava strutturato in sé come sistema altamente valutativo e selettivo che verificava la sua funzionalità per il solo fatto di essere frequentato da chi doveva frequentarlo e di essere abbandonato da chi doveva abbandonarlo. La trasformazione prodotta nel nostro paese a partire dal secondo dopoguerra verso una scuola progressivamente sempre più aperta a nuove categorie d'utenti, (come l'istituzione della Scuola Media Unica, nel 1962, che ha condotto ad un aumento della scolarità obbligatoria), ha solo parzialmente superato le caratteristiche della situazione precedente. Anche il complesso di provvedimenti del 1974, Decreti Delegati, che pure hanno condotto ad una rottura dei rigidi confini istituzionali del modello scolastico, pur favorendo, con netti limiti ed aperte contraddizioni, una maggiore circolazione interna della volontà di rinnovamento docente ed una maggiore apertura alla partecipazione del mondo esterno, non hanno sicuramente avuto la forza di riformare organicamente la scuola. Si è così originata in questi ultimi decenni una grande incertezza, della quale sono segni i comportamenti contraddittori che si registrano all'interno dei sistemi scolastici, la genericità delle formulazioni attorno agli intenti della formazione, l'estemporaneità dei criteri valutativi, le molteplici difficoltà degli alunni nel percorrere i propri itinerari formativi. Soprattutto restano ancora grandemente da costruire le finalità connesse alla legge 517 del 1977, che attribuiva forza e forma di legge al dovere della scuola di garantire agli allievi il diritto allo studio ed alla piena formazione attraverso pratiche di lavoro di gruppo e d'individualizzazione dell'insegnamento.

 

2) L'idea di scuola nella società

Nella vita quotidiana degli istituti scolastici alcuni elementi sono apparsi essenziali in questi ultimi anni: l'importanza di una precisazione dei contenuti minimi da insegnare, la qualità della progettazione e della gestione dei processi d'insegnamento ed apprendimento, l'uso ottimale delle risorse disponibili in relazione ai costi del servizio erogato, l'osservabilità, la misurabilità, la verificabilità dei risultati. In questo contesto vanno evidenziati alcuni punti di riferimento. L'esistenza di un sistema formativo allargato in cui la scuola deve agire raccordandosi sistematicamente con tutte le risorse culturali del territorio appare ormai una situazione consolidata. La presenza sempre più incisiva delle famiglie che si mostrano direttamente interessate al buon funzionamento delle istituzioni scolastiche, senza deleghe aprioristiche alle componenti professionali, appare anch'essa un dato costante. La richiesta degli studenti, adolescenti e giovani adulti bisognosi d'autonomia e di riconoscimento, volta ad ottenere dalla scuola una maggiore competenza disciplinare, didattica e relazionale ed una più spiccata disponibilità ad accogliere la soggettività giovanile, emerge con sempre maggiore insistenza. Non va poi trascurato l'impatto delle nuove tecnologie sulla funzione docente. Occorre quindi affrontare alcuni nodi problematici relativi all'idea stessa di scuola: una nuova definizione della sua identità istituzionale, che ne dovrebbe comunque mantenere il valore specifico e differenziante rispetto al contesto, il distacco critico dal contingente, l'intenzionalità formativa e la tensione cognitiva. Una rinnovata affermazione dello spazio della professionalità docente, evitando di confondere il diritto all'informazione ed al controllo dell'utenza con la capacità di progettazione degli itinerari formativi, (specifica competenza tecnico professionale del docenti), avrebbe il compito di valorizzare l'operatività collegiale dei docenti. Ad essi si richiede d'utilizzare in modo flessibile le risorse professionali personali al fine di perseguire ed ottenere i migliori risultati nei vari campi degli apprendimenti disciplinari, dello sviluppo delle attitudini relazionali, espressive, decisionali, comunicative degli alunni e della formazione delle loro capacità strumentali: comprensione del testo, capacità di ascolto, metodo di studio e di lavoro… Nel sommarsi di molteplici situazioni personali in difficoltà il sistema d'istruzione finisce infatti per presentare un alto numero di abbandoni ed un basso raggiungimento dei massimi livelli di studio, creando così una situazione che ancora ci differenzia in negativo dagli altri paesi europei


3) Quale formazione nella scuola d'oggi

"Quello che decidiamo di fare nella scuola ha senso solo all'interno del contesto più ampio degli obiettivi che si propone di raggiungere la società attraverso l'investimento nell'educazione dei giovani", così s'esprime Bruner in un recente testo. Oggi infatti premono sulla scuola alcune fondamentali istanze alle quali occorre dare risposta. In primo luogo la tematica della mondializzazione dei riferimenti culturali e degli esiti formativi verso cui tendere nella prospettiva, non solo economica, ma anche culturale ed antropologica di scambi e rapporti sempre più stretti fra cittadini del mondo. Inoltre va affrontata la tematica della complessità sociale all'interno della quale vanno recuperate e ricomposte, come espliciti momenti educativi, tutte quelle tensioni, provocazioni e proposte che coinvolgono su più piani i processi di vita e formativi delle giovani generazioni. Questi ultimi, contemporaneamente radicati in una pluralità d'identità locali forti ed esposti ad una varietà d'influenze culturali internazionali, sono infatti pienamente coinvolti nelle problematiche indotte dalla velocità di produzione e scambio delle informazioni per le vie della comunicazione multimediale ed informatica. Infine va colto nei processi educativi un profondo bisogno di rendere l'educazione più sensibile al contesto in cui essa si cala, in modo da renderla, (criticamente) significativa per vicinanza culturale ed emozionale alle sue radici e nello stesso tempo (criticamente) formativa verso quegli slanci d'universalità da cui non può prescindere. In questo contesto s'è aperto in Italia un ampio ed ancora non concluso dibattito sui saperi di base ai quali fare riferimento nel realizzare i percorsi formativi di una scuola trasformata. Queste tendenze coinvolgono appieno una scuola soggetta negli ultimi decenni, secondo alcuni autori, ad un lento e consistente declino del suo ruolo di sede privilegiata della formazione culturale a favore dell'affermarsi di vaghe nozioni di educatività, in molti casi legate a suggestioni contingenti. Sul piano delle riflessioni sulle caratteristiche del sistema scolastico del nostro paese viene ad essere interessante documento di confronto il "Rapporto verso la scuola del 2000: cooperare e competere" dell'aprile 1998, a cura della Confindustria. La proposta d'intervento si riassume in due elementi essenziali: imparare a cooperare e competere. Cooperare fra insegnanti, fra scuola-famiglie e studenti, fra scuole e scuole (servizi in comune-metodologie), fra scuole ed istituzioni culturali, fra scuole ed imprese (stage-alternanza scuola-lavoro), fra scuola e comunità (volontariato). Competere fra scuole statali, fra scuole statali e non, fra sistema scuola italiano e gli altri, con nuove regole del gioco (contrattuali e legislative) per modificare motivazioni e convenienze dei protagonisti. In modo contestuale alle istanze indicate emerge anche l'importanza di una visione che sappia guardare oltre confine per agire sulle problematiche della scuola. Il confronto con l'Europa può essere compreso facendo riferimento al monitoraggio della politica scolastica italiana effettuato negli ultimi mesi del 1997 da un gruppo di esperti Ocse provenienti da diversi paesi, che hanno proceduto tramite analisi e studio della legislazione ed organizzazione attuale della scuola, verifiche sul campo ed incontri con personale scolastico, imprenditori, politici... ad un serio esame della scuola del nostro paese. Dal loro rapporto escono sostanzialmente incoraggiate le pratiche d'autonomia della scuola, di valutazione dei suoi risultati, di responsabilizzazione a tutti i livelli attraverso il richiamo a varie modalità di gestione, già utilizzate in altri paesi.

 

4) Autonomia e nuovo modello di scuola

Prevista dall'art. 21 della legge 59/97, l'autonomia nel suo quadro più generale si compone di vari elementi: attribuzione della personalità giuridica alle scuole d'ogni ordine e grado; nuove regole per la gestione organizzativa e didattica; migliore dimensionamento delle sedi scolastiche; riforma degli organi collegiali e dei cicli scolastici e una nuova definizione dei saperi di base. Si tratta di un percorso assai complesso che trova, a livello d'istituto, la sua più significativa applicazione nel concetto d'autonomia scolastica, che intende creare le condizioni per un ripensamento dei ruoli dei vari attori che interagiscono nella scuola e dei vari soggetti deputati a gestirla. La finalità di fondo dell'autonomia viene ad essere l'innalzamento della qualità dell'istruzione tramite flessibilità e modularità nelle attività d'insegnamento, accoglienza e spazio per la soggettività degli alunni nei percorsi formativi, elaborazione di standard di qualità d'istituto, possibilità di collaborazione fra scuole in rete. In questo itinerario sarà determinante la gestione del POF, (Piano dell'offerta formativa), documento fondamentale costitutivo dell'identità culturale e progettuale delle istituzioni scolastiche, che dovrà comprendere e riconoscere le diverse opzioni metodologiche, anche di gruppi minoritari e valorizzare le corrispondenti professionalità, sentite le esigenze dell'utenza. Il POF, elaborato dal Collegio dei docenti ed in via definitiva adottato dal Consiglio di Circolo o d'Istituto, dovrà anche comprendere le determinazioni sull'integrazione della quota di discipline previste dal curricolo nazionale con quella riservata al curricolo locale. Sullo sfondo di queste problematiche s'intravede una dialettica che sostanzialmente attiene al modello di scuola ed alle sue relazioni con la società pluralista. Le polarità della problematica indicata si muovono fra il mantenimento di una scuola pubblica, che rimane organo della Pubblica amministrazione, pure in un quadro di più ampia autonomia e con una diversa definizione dei compiti e degli obiettivi ed una scuola invece da intendere e da gestire come forma di comunità autonoma in cui convergono gli interessi, (le visioni del mondo), delle diverse categorie di soggetti. Questi soggetti, per taluni, nella scuola dovrebbero avere il diritto di sentirsi direttamente rappresentati anche sul piano etico, legittimando così il concetto di scuole di tendenza. Su un versante che intende assicurare più efficienza alla scuola emerge anche il riferimento ad un sistema scolastico da gestire secondo dinamiche di domanda ed offerta con soluzioni definibili come quasi mercato dell'istruzione. Questo modello, per i proponenti, non risolverebbe ogni contraddizione nel sistema educativo, ma probabilmente funzionerebbe meglio del monopolio statale. Con queste argomentazioni s'intreccia, complicandosi, anche il dibattito politico fra pubblico e privato nella scuola.

 

5) L'organizzazione della scuola

Alcuni recenti studi in materia d'organizzazione hanno reso evidente e messo a disposizione degli studiosi un concetto di cultura, che si attiva ed opera nelle strutture organizzative, orientando i comportamenti, condizionando le decisioni, favorendo od intralciando i cambiamenti, in un'ottica che può anche essere studiata dal punto di vista dell'antropologia culturale. Quest'approccio appare particolarmente utile nell'interpretare l'organizzazione scuola, che si caratterizza in modo specifico come luogo di produzione e trasmissione d'idee, valori, metodologie operative e comportamenti professionali. I sistemi organizzati si dimostrano capaci di apprendere e quindi di trasformarsi, imparando a decidere e creando proprie tradizioni culturali ed operative. La metafora dell'apprendimento organizzativo viene quindi ad essere veicolo di una visione delle organizzazioni come sistemi dinamici e non inerti. In essi l'analisi della stratificazione dei fenomeni organizzativi può anche individuare la diversità fra i valori ufficiali, espliciti e conclamati e quelli effettivamente operanti nella quotidianità della vita dell'organizzazione. Gli stessi messaggi informali degli attori organizzati possono indicare le effettive vie d'azione che agiscono nella struttura con più efficacia delle stesse determinazioni ufficiali. Di conseguenza la capacità d'analizzare la complessità dei fenomeni organizzativi, di comprendere il clima interno di una struttura di lavoro e l'agire delle varie soggettività, viene ad essere un prerequisito professionale per il docente della scuola dell'autonomia, soprattutto in vista della richiesta di una gestione dell'istituto sempre più attiva e coinvolgente. Le varie dimensioni organizzative costituiscono ormai un campo professionale specifico per l'insegnante, il quale, anche attraverso le strutture ed i processi che si possono individuare da questo punto di vista, deve saper gestire e realizzare, in convinta sintonia con i propri colleghi, progetti formativi e percorsi educativi e didattici ormai sostanzialmente collegiali.

 

6) Professionalità docente ed orientamento ai risultati nell'istituto scolastico

La necessità per la scuola di garantire criteri di qualità, affidabilità, responsabilità sul valore intrinseco del servizio offerto alla fruizione degli alunni è una problematica entrata con forza nel dibattito educativo di questi ultimi anni. Dando per acquisita una piena consapevolezza da parte dei docenti degli elementi fondamentali delle moderne scienze dell'educazione, gli elementi essenziali del nuovo modello di scuola in gestazione vengono ad essere le tematiche della professionalità, dell'etica del servizio e dell'orientamento ai risultati. Quest'ultimo obiettivo nasce dall'intreccio di più considerazioni: un atteggiamento di politica scolastica che testimonia l'interesse della società al buon funzionamento dell'istituzione scuola, da garantire (anche) attraverso programmi nazionali di riferimento e standard nazionali da raggiungere ed un riconoscimento del diritto soggettivo dell'alunno ad una qualificata prestazione scolastica, da ricercare (anche) valorizzando le diversità individuali, sociali e culturali dei singoli soggetti e individualizzando l'insegnamento. Nel quadro dell'autonomia occorrerà quindi imparare a convenzionare la qualità, cioè arrivare nei singoli istituti a rappresentazioni collettive e condivise di ciò che può credibilmente essere un buon servizio scolastico, una buona prestazione scolastica, un risultato valido ed adeguato. Un confronto con le soggettività dell'utenza scolastica e le sue esigenze sarà comunque inevitabile; vicino anche il tempo in cui i comportamenti ottimali dell'essere docente, (questione assai controversa nei suoi aspetti pratici e di principio), dovranno acquisire status professionale conclamato e perseguito come elemento intrinsecamente fondante del buon insegnante. Alcune esperienze già sono state fatte negli ultimi anni con le pratiche della programmazione educativa e della programmazione didattica, con l'applicazione della Carta dei servizi e con la formalizzazione dei contratti formativi; tutto ciò verrà ricomposto nel POF. All'interno delle singole scuole l'orientamento ai risultati prevede di porre l'attenzione a quei valori e comportamenti professionali positivi che interagiscono con la crescita dell'efficacia scolastica: un forte impegno pedagogico, esplicito consenso sugli obiettivi, la fiducia dello staff insegnante nelle potenzialità degli studenti, ethos positivo nella scuola ed un clima disciplinare favorevole allo studio, una buona gestione del tempo, trasparenza, coerenza, scorrevolezza delle pratiche amministrative, dei regolamenti… Sullo sfondo di queste tematiche inizia nel nostro paese la realizzazione di un sistema nazionale di valutazione, sotto forma di Servizio Nazionale per la Qualità dell'Istruzione, (Snqi).

 

7) La scuola in rete

La complessità della situazione scolastica attuale, accentuata dalle dinamiche stesse di sviluppo dell'autonomia che inevitabilmente moltiplica i momenti e le occasioni di significatività di ciò che può riguardare la scuola, rende indispensabile adottare modalità di aggiornamento continuo delle informazioni di cui si dispone. Anche la politica di trasformazione adottata, gestita per settori ed interventi reciprocamente interagenti più che per organica pianificazione, implica molteplicità e tempestività di occasioni informative. L'accesso e l'uso della rete telematica (Internet) diviene quindi indispensabile: i vari siti offrono materiali di vario valore, talvolta assai interessanti. Le pagine del Ministero della Pubblica Istruzione mostrano un andamento incostante: tempestive e ricche sulle argomentazioni che evidentemente interessano in quel contingente momento i decisori politici, inesorabilmente lente in altre occasioni, sempre per materiali attinenti alle specifiche attività istituzionali del Ministero. Sul piano della tempestività, ma ovviamente non su quello della completezza, si collocano le rubriche scuola dei quotidiani nazionali, in particolare del Sole 24 ore e di Repubblica. Indispensabile ricordare due iniziative non istituzionali ma d'estremo interesse: Educazione & Scuola, sito ricco e tempestivo per le informazioni normative ed aperto con le sue varie rubriche a quanto di significativo accade nel mondo della scuola e Pavone Risorse, sito gestito da una Direzione Didattica rapidissima nel mettere in rete tutto quanto d'importante, con grandi o piccole notizie, riguarda la politica scolastica e pure dotato di varie rubriche con validi materiali professionali. L'abbondanza delle informazioni sul mondo della scuola non può ovviamente in questa sede essere ricordata nella sua integralità; provvederà infine l'insegnante navigatore, di link in link, ad individuare i suoi ottimali percorsi, eventualmente accedendo, come punto d'inizio al sito della Biblioteca di Documentazione Pedagogica di Firenze, che, dopo l'ultima ristrutturazione, si dimostra progressivamente sempre più completo ed aggiornato.