Direzione didattica di Pavone Canavese

PICCOLI GENI & GIOVENTÚ BRUCIATE
Un c
ontributo al dibattito

Un lettore, stimolato dalla questione, ci ha lasciato questo contributo: "Una delle grandi emergenze della società italiana è il lavoro, se un bambino dimostra di essere creativo e di avere buone doti drammatiche, perchè non indirizzare queste sue potenzialità nel campo cinematografico?

Ci sono bambini che, dopo essere andati a scuola, passano del tempo nella bottega del proprio padre ad imparare un mestiere, altri che vanno in campagna e imparano a coltivare la terra.

Non potrebbe essere un modo questo (ovviamente senza che sia trasformato in degenerazioni come il divismo) per incanalare delle potenzialità espressive che si potrebbero rivelare utili per il bambino e per la società?

Il mondo dello spettacolo è anche sacrificio, studio, impegno ecc..., tutto sta nella misura e nell'approccio".

Raccogliamo il punto di vista di questo lettore, rimarcando i due termini finali del suo messaggio: "tutto sta nella misura e nell'approccio", a sottolineare come sia delicato nell'intervento della famiglia o di chi si occupa del futuro di questi "potenziali attori in erba" non forzare la mano, non trasformare un gioco in mestiere a tutti i costi, magari per assecondare desideri irrealizzati o travisati degli adulti (la mia rievocazione di "Bellissima" di Luchino Visconti andava proprio in questa direzione).

Sono apprezzabili le azioni di orientamento di potenzialità attoriali in campo cinematografico: un'impresa comunque difficile, quando si è bambini recitare o imparare ad essere se stessi, seppur nella finzione, può riuscire abbastanza bene a tutti. Certo di fronte all'aumento della disoccupazione giovanile e alla penuria di carriere allettanti, la prospettiva di imparare un mestiere, che si potrebbe rivelare redditizio e soddisfacente, anche a costo di sacrifici, studi ed impegni, appare di certo interessante.

Le leggi spietate del mondo dello spettacolo e altri perversi meccanismi legati all'audience faranno comunque la loro parte, decidendo alla fine chi avrà diritto di continuare e chi dovrà invece rassegnarsi e gettare alle ortiche anni di professionalità, pagate a caro prezzo.

Ciò che resta importante è non scippare "una infanzia" o non dover essere rimproverati per aver tentato di farlo.

paola tarino