26.03.2000
Tre di dueAllora va perduta quella specie di protezione che la relazione precedente garantiva (o garantiva quasi), e dallaltro lato tutta la storia diventa appunto una storia. Inizia un intreccio elaboratissimo di crisi e soluzioni, ferite e ritrovamenti, nuove rotture e nuovi equilibri; una dinamica affettiva che forse rappresenta un laboratorio di vita, che per noi ha la leggerezza del gioco infantile, per loro probabilmente mica tanto: è spesso proprio dolore e sofferenza. Forse bisogna essere dispari per provare lamore e la solitudine, lesclusione e lappartenenza. E si soffre, si soffre davvero in queste microstorie di microtradimenti e microrappacificazioni.
Si gioca durante la ricreazione con una, oppure si fissa di andare insieme a casa per fare i compiti o giocare a Barbie e Ken, e credo che faccia parte del gioco lesclusione dellaltra. Che alluscita di scuola, appena lontana da non essere vista, piange disperata ed è una bel problema consolarla: vengono fuori tutti ragionamenti adulti che non funzionano con quel dolore, troppo rasseganti "saggiamente" alla vita.
Mi pare agisca come un desiderio di sperimentare linsicurezza, il rischio della relazione affettiva: la gelosia, il timore della perdita, la confessione segreta davvero a rischio di svelamento (perché cè adesso qualcuna a cui potrebbe essere detta, e allora o è proprio un segreto o è proprio un tradimento); ma anche ogni tanto la magia del gruppo che funziona. Come nella vita, anzi già vita come. Forse con un bisogno di "avventure", ma in un certo senso contenute e agite, rappresentate più che subite. Credo.
Per le ragazze più grandi il gioco delle relazioni mi pare più rischioso e con meno reti di salvataggio. Il rischio della solitudine, dellavere bisogno ed essere lasciati soli (quante descrivono lamicizia come "aiuto nei momenti difficili", parlare dei nostri problemi cosa che poi penso non facciano gran che, per fortuna) spesso sembra costituire un vero incubo; scrivono testi drammatici, investono tantissimo sulla relazione con unamica, amorosamente, e si espongono dunque a ferite profonde. Per i ragazzi il gruppo forse è meno "intimo", quindi al riparo da certe tempeste dei sentimenti ma insieme inservibile per certi bisogni; che probabilmente si censurano, ed è una sofferenza comunque, diversa.
E poi tutti che vivono immersi in una rete continua di messaggi che attraversano i telefonini. Non credo abbiano altra funzione comunicativa (come potrebbero scrivere grandi messaggi con quelle tastiere?) se non quella preziosa, fatica, del contatto. Guarda che ci sono e ti penso, ti sono vicino, non sei sola, ci teniamo in contatto. Siamo noi, possiamo andare avanti, nellavventura (un po come i bambini che prima di perdersi nel sonno, fanno lappello dei loro amici, li chiamano a raccolta, con la magia del nome).
A volte i messaggi più sono brevi più sono affettivi, come una carezza rapida e leggera; coraggiosi come un discorso non riuscirebbe mai ad essere.
Certo forse mi piacerebbe vedere tutti un po più solidi, ragazzi e ragazze. Psicolabili li chiama il mio collega quando si disperano per un tre o un quattro, e ha le sue ragioni. Poi penso che non si cresce solo "superando ostacoli che sembravano invalicabili", facendosi forza, eroicamente soli. Magari cè bisogno di sentirsi e riconoscersi con qualcuno o qualcuna. Lavventura che per ragazzi e ragazze qui comincia ha bisogno di ricreare un mondo ed è bene cominciare a costruirselo intorno.
Che ne abbiano cura, ragazzi e ragazze, bambini e bambine.
andrea bagni