Direzione didattica di Pavone Canavese

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25.02.2001

Tenere un diario

Una donna ormai anziana tesse, incorniciata da una finestra, il manto rosso che dovrà accompagnare il funerale dello sposo, maestro da sempre del villaggio, che lei vorrebbe portato a spalla dall'intera comunità (ma è difficile, sono rimasti solo vecchi e bambini). Ha addosso la grandezza di una grande storia - che è anche una tradizione e una cultura. Alle spalle della donna, il manifesto-mito del Titanic : donne diverse dalle norme, altre rispetto alla modernizzazione e più forti, si raccontano. In La strada verso casa è lei che s'innamora del maestro ventenne istruito, di rango sociale più elevato, irraggiungibile secondo la tradizione (che dunque lei viola).
Indietro nella simmetria della memoria, la ragazza diciottenne tesse, incorniciata da una finestra, un drappo rosso, da esporre sulla trave al centro della nuova scuola: segno simbolico, colore dell'anima, che attraversa tutta la storia (come il cuore dell'oceano nel Titanic). Sopra e sotto il livello della Storia. E l'orizzontalità del film di Zhang Yimou è uno splendido oceano ondoso di grano e colline, infinito nella festa orientale dei colori, cartoline di uno spazio-tempo perduto. Inattraversabile. Tutto il film è una specie di on the road immobile. Si cammina e cammina, lei sempre ingolfata in giacche-pantaloni-fagotti (l'esatto opposto di Domenica, un'altra ragazzina del sud del mondo dal corpo mitico e leggero, fuori della storia); lei che va a prendere l'acqua lontano per passare vicina alla sua scuola, lei che soffre se manca l'appuntamento. Le strade segnano il paesaggio, lo attraversano in andate e ritorni che sono attese appostamenti fughe disperazioni, in uno spazio insieme infinito e chiuso. Si esce solo per l'altrove assoluto della grande città. Magari chiamati dall'aldilà onnipotente del partito (il maestro così dolce e timido, forse non è abbastanza ubbidiente). Oppure per la morte - ma proprio per questo il funerale dovrà ripercorrere tutte le strade del villaggio, per ricordare all'amato la strada di casa e parlare intanto di lui, mentre si cammina insieme per la via della sua vita. Non ha problemi di "crisi del canone" la scuola del villaggio. Sette o otto precetti fondamentali vengono mandati a memoria e recitati in coro da bambine e bambini allegri e sorridenti - il sorriso è un altro dei miracolosi luoghi comuni del film: una collezione di cartoline cinesi che Zhang Yimou incornicia dall'inizio alla fine, in un pittura di sentimenti così esplicita e ingenua da diventare lingua e stile, salvati dal sentimentalismo.
E poi Di non s'interessa gran che delle lezioni del maestro: s'innamora della sua voce, fisicità del messaggio, corpo musicale docente. E lo spia camminare in coro, accompagnando i bambini più lontani a casa, in un tempo pieno che sembra diventare tempo assoluto, quasi cancellazione del tempo nel rito: la stessa ripetizione corale delle regole, sembra avere l'effetto di addomesticarlo il tempo o addormentarlo fra le morbide colorate colline, così come l'andare e venire, camminare e camminare, quasi accarezza lo spazio, vi inscrive la quotidianità.
Perché poi, dopo leggere scrivere fare di conto, quarto comandamento è tenere un diario. Tenere un diario.
Scrivere, raccontare, a qualcuno o a nessuno; scrivere per sé, di sé, del mondo. Dare nome, conoscere e riconoscere. Mi sembra che in questo fare proprio - di bambini e bambine, occhi come carte assorbenti - e poi restituire in parole, sia una specie di cuore della scuola.
Oceanico. Penso a quante volte trovo "temi" che usano la forma diario. Mi domando se non sia diventato un genere tipicamente scolastico, una forma comoda per la scrittura finto-intima ufficiale, ammessa (e addirittura prevista - forse incautamente - nei prossimi esami di stato: come si corregge e "misura" un diario?).
Per i bambini e le bambine del maestro di Di, scrivere deve essere sapere - oppure sapere è scrivere, raccontare. Forse dare ordine e senso al mondo, lasciando segni per ritrovare la strada di casa. Magari nella globalizzazione piena di iceberg (oppure spaventosamente priva).

Una scheda completa del film La strada verso casa è disponibile nella rubrica "Lavagna sullo schermo" di Paola Tarino

andrea bagni