Direzione didattica di Pavone Canavese

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29.05.2000

L’anno del nostro sgomento

Eccola di nuovo, improvvisamente la ritrovo qui...
La fine della scuola.
Shel Shapiro," The Rokers" anni sessanta. Solita roba, già vissuta e raccontata.
Eppure, mi dico, questo è stato un anno speciale, storico. L’anno della grande riforma (già in fondo la data sui registri pareva strana: 99/00, che anno sarebbe?).

Si era cominciato facendo pof e funzioni obiettivo – ma ancora non uno che dica giusto: figure di sistema, figure obiettivo, funzioni di sistema… come si fa a dire "sono una funzione obiettivo", la sintassi si ribella dentro. E ogni scuola si era arrangiata eleggendo, anzi "designando", un po’ di tutto: aspiranti capetti e coordinatori "di base", figure semi gerarchiche, dotate di curriculum, magari imposte dalle presidenze, o insegnanti con delimitate funzioni aggiuntive, rigorosamente a rotazione; a volte intere commissioni, a volte nessuno. Poi in certe province i corsi di formazione obbligatori sono cominciati ad anno praticamente concluso, ma con indicazioni illuminanti: dovete pensare di essere nuovi quadri intermedi, di governo della scuola; i più adatti e le più adatte a tali compiti potrebbero essere proprio quei/quelle docenti che non hanno spiccata vocazione alla relazione didattica con le classi (Luisa Ribolzi, il 4 aprile a Milano).

Nei collegi qualche malumore cresceva; scegliere comunque è un po’ premiare, sulla base di che, per fare cosa. Boh…

In gennaio altra batosta, almeno per noi "di sinistra" (tra virgolette, perché non è più chiaro cosa voglia dire). Cadono "storici steccati", "anacronistiche divisioni" e viene attribuita funzione pubblica alle scuole che hanno il compito di diffondere la propria verità (aperta a tutti, certo, purché siano disponibili a lasciarvisi ricondurre). E sono soldi, finanziamenti; il ministro sostiene addirittura che la sua è una legge laica: le parole che erano pietre diventano pura aria, gioco di prestigio, magia.

In cambio è il via libera alla grande riforma, quella dei cicli; ma senza nessuna grande discussione nel paese e un miliardo di mediazioni – sull’obbligo a 15 anni, su scuola e lavoro, su scuola e formazione, su canalizzazioni e formazione di base - non è che si capisca bene che cosa ne verrà fuori; molto resta da decidere e chissà quale ministro deciderà.

Si raccolgono firme sulla parità, ma sono i pezzi di questa sbrindellata post-sinistra che andrebbero raccolti, magari per un congedo da viaggiatori cerimoniosi, o un funerale definitivo.
Eppure.
Succede che si torna dalle vacanze di natale e strani messaggi arrivano sui computer.

Don Luigi ha deciso di dare applicazione all’idea di distribuire premi e soldi ai migliori. Quali migliori? Test, simulazioni e curriculum faranno la selezione. Ma gli insegnanti –anche quelli che non hanno battuto ciglio di fronte ai quiz delle terze prove, crediti e punteggi del nuovo esame di stato – mica sono tanto contenti di essere selezionati. Si accorgono tutti che c’è qualcosa che non va, al fondo; quando si entra nel merito, non c’è nessun sistema che risulti decente, com’è tipico dei progetti sbagliati (che si vogliono sempre irreversibili). Allora le parole tornano ad essere pietre. I sindacati ufficiali, che hanno avuto l’idea, lasciano tutto solo il ministro a prendersene un bel po’, e il 17 febbraio a Roma è una grande festa di scuola. Arriva tardi, è vero, dopo molta indifferenza e rassegnazione, solo quando la categoria è toccata in prima persona. Ma non è corporativismo: è che chi si è ritirato nel proprio mestiere, magari cercando protezione e nicchia, si ritrova anche lì, nell’intimo, invaso, e non si riconosce in quell’immagine del suo lavoro, cioè di sé, che si vorrebbe misurare a domandine, simulazioni, corsi d’aggiornamento.

Tutto fermo, allora, fino alle elezioni regionali, prescrutini del governo D’Alema. E il primo bocciato dell’anno è proprio il ministro, don Luigi, facitore di miracoli, come quello di ricreare un movimento degli insegnanti che non si vedeva da tredici anni.

E ora, a scuola, che fare?

Difficile ovviamente continuare la mobilitazione: nessuno sa esattamente contro cosa, quale ipotesi sia davvero in campo. Il governo nuovo (nuovo?) e il suo ministro dalle lunghe orecchie, sono in ascolto e si guardano bene dal ritornare sul terreno delle parole-pietre. Da qui alle prossime elezioni, scrutini finali, partiranno molti corsi di recupero e chissà che qualcosa di buono non arrivi per gli insegnanti – siamo una categoria di lettori di Repubblica e su noi il centrosinistra conta (non conti tanto si di me, magari). Chissà che, a maggio, gli "Stati Generali della scuola" dei coordinamenti contro il concorsone, non abbiano inventato qualcosa di nuovo, almeno come relazioni e "mutuo soccorso" politico e professionale - umano. Anche come pratica di scuola pubblica, intreccio di letture diverse del mondo ma capaci di fare scuola, educazione alla società, al lavoro, alla cittadinanza (forse bisognerebbe cominciare a dire al non-lavoro, alla non-cittadinanza, visti i centri di "prima accoglienza" - potere sulla nuda vita; disoccupazione e precarietà: comando di un lavoro senza qualità sulla solitudine dei cittadini).

Intanto a scuola un’associazione di pubblica assistenza ha mandato un manifesto dove l’invito a iscriversi è accompagnato, in grassetto, dalla garanzia dei punti del credito formativo utilizzabili alla fine dell’anno. Nemmeno una parola sprecata a dire il senso di un’attività di volontariato: forse perché non sembri troppo "gratuito", non spendibile sul mercato.

Ma poi ci sono anche quelli e quelle che vogliono venire a casa mia (54 metri quadri), si mangia e poi si studia, professore, oppure si vede un film dei suoi (ho proposto Uno specialista, processo Eichmann, splendido ma in una cassetta dalla traduzione illeggibile, non so se avrò il coraggio).

Il punto è che bisogna sempre sperare in un’altra scuola (non può nemmeno andare in pensione). Perché l’ANP chiede un aumento annuo di 25 milioni, come i pari livello dello stato e degli enti locali (oh dirigente, mio dirigente!) ma il mio preside ha prodotto bellissime circolari che cominciano con mi dispiace di tornare a interrompere il vostro lavoro, oppure devo chiedervi se per favore potete trasmettere alla presidenza… E sembrava come d’incanto (per così poco) d’essere in un posto civile, animato da persone con un’anima. Tipo una vera scuola.

andrea bagni