10.02.2002
Generazione senza padri Una generazione, quella di Maico, senza padri, si dice. Cioè con padri deboli, assenti o comunque distratti; che abdicano al ruolo di indicare valori forti, norme da rispettare, responsabilità da assumersi, anche sacrificando il presente in nome di un progetto proiettato sul futuro. Padri, insomma, capaci di quel doppio ruolo di cui parla il bel libro di Luigi Zoja, Il gesto di Ettore: di essere forti e vincenti - modelli da imitare - nella sfera pubblica, e non assenti in quella privata. Capaci di indossare e togliere larmatura necessaria per difendere Troia, come per la competizione sociale moderna. (E tuttavia che tristezza tutte queste armature).