Direzione didattica di Pavone Canavese

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02.11.2001

Autonomia scolastica, ferrovie inglesi
e risorse (dis)umane


Arriva il capo e dice, abbiamo autonomia ora, siamo sul mercato, dobbiamo battere la concorrenza e "fidelizzare" il cliente, attuare "protocolli di qualità" e avere una chiara definizione di "mission". Nella sala degli addetti ai lavori le battute si sprecano, che lingua parla questo, che corso gli hanno fatto…

Potrebbe anche essere un preside ma non lo è, e non siamo per niente in una scuola, bensì in un deposito di manutenzione delle ferrovie inglesi. E siamo in un film, terribile e bellissimo: Paul, Mick e gli altri, di Ken Loach.

Di fronte al capo l’ironia non basterà. Non basta l’amicizia fra gli uomini che il lavoro lo conoscono davvero, con una specie di orgoglio che al capo è negato (come al non docente, dirigente) e che sembra essere la loro forza di gruppo.

Le ferrovie sono fatte a pezzettini e privatizzate, i dipendenti garantiti (privilegiati) vanno ridotti: gli offrono "scivoli" e molti se ne vanno altrove, chi sa dove. Qualcuno, tornato da flessibile, racconta di una paga oraria stratosferica e alcuni si buttano nell’avventura dell’essere-sul-mercato, con poche garanzie ma la possibilità di farsi valere.
I nostri amici diventano lavoratori interinali. Di lavoro ce n’è ma non bisogna piantare grane perché lì non è che ti licenzino, gli basta non richiamarti, non ti hanno mica sposato, non sei un dipendente. E l’agenzia non ti offre più lavoro perché ha un nome da difendere, anche lei (sei tu a non avere più un’identità e un nome, a essere per il mercato). Paul vuole lavorare "in sicurezza", cosa che non fa impazzire di gioia i committenti, e sta a casa sei settimane a smontare la cucina della moglie quando lei gli chiede semplicemente di fare un po’ di pulizia. Non si può più fare il tè all’ora del tè. Insomma è un disastro.
Il gioco ironico maschile dei colti lavoratori manuali (sul capo "candeggina" da lavaggio del cervello, sulla tirchieria dell’uomo cazzo delle pulizie cazzo, e gli standard di sicurezza da rispettare rigorosamente, due morti l’anno – allora siamo indietro di uno, chi si offre …), insomma il gruppo che sembrava così forte, con la risorsa delle sue relazioni umane (altro che risorse umane come ci chiama ormai il mio preside) è disgregato.
Qualcuno porta anche le ragioni della modernità: adesso non c’è più chi s’imbosca e prende il tuo stesso stipendio senza fare un cazzo; adesso chi lavora e vale si fa valere, può fare soldi, misura di ogni valore (nella scuola non sono tutti uguali, non lavorano tutti allo stesso modo, occorre premiare la professionalità, l’appiattimento deprime i migliori…). Ma alla fine i quattro amici si ritrovano, per un lavoro assurdo. Una mission di quelle impossibili. Secchi di cemento da riempire e portare a mano attraverso i binari, anche di notte, perché, ottimizzate le risorse, i lavoratori sono pochi: la ditta ha dovuto fare l’offerta bassa per avere l’appalto e deve stare nei costi.
Finisce investito da un treno l’amico più fragile (un sacco di allergie confessate all’agenzia interinale e non ama fare gli straordinari perché portano via lavoro agli altri – da ricordare in tempi di finanziaria 2002: lavorare e guadagnare di più, per non chiamare i supplenti fino al trentesimo giorno, fino a 24 ore settimanali). Sta malissimo ma gli amici lo trasportano sulla strada per fingere un incidente automobilistico – non si possono permettere un’inchiesta sul lavoro, quando gli danno altri incarichi se no.

E lui muore.

Non ce la fanno a riportare la sua borsa alla madre. Ci mandano il vecchio sindacalista che è rimasto a giocare a scacchi con se stesso nel deposito in attesa di smantellamento. Non c’è più amicizia in giro, non ci sono più relazioni affettive, dunque non c’è più sindacalismo né politica - che sono pratiche di socialità e cultura o non sono. Nella destrutturazione, nella riduzione a ingranaggi che non possono più costruire un altro gioco altrove (fosse pure il pub), vince per definizione il capitale, che è costante. Ha privatizzato perfino l’immaginazione, l’idea di futuro, le domande di senso.
Temo che l’ironia non basterà nemmeno a noi, nella scuola, quando partiranno i nuovi treni.
Però le scuole sono ormai luoghi femminili, come mi ricordano tutti i giorni le mie amiche dell’autoriforma, gentili. Così il tessere altri fili di socialità, come ha scritto Naomi Klein. Speriamo c’insegnino a resistere (cioè a esistere) e a non diventare risorse del pof. Disumane
.