Direzione didattica di Pavone Canavese

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07.01.99

Il buon professore sta sempre in guardia
e non si fa fregare dagli studenti

(ma sarà proprio così ?)

Ho avuto mia figlia malata per le vacanze di Natale e abbiamo intensamente (ab)usato della televisione. Inevitabile.

Siamo stati dunque, tutti esposti ad un incredibile quantità di angeli e angioletti, cani e orfani vari che si sono affiancati ai bambini in affidamento o contesi fra due famiglie, che già pullulano nei film per la tivù dei pomeriggi ordinari.
(Perdipiù quest’anno non si è visto Florence, l’angelo di seconda categoria che si tuffa per salvare James Stewart in La vita è una cosa meravigliosa: l’unico che mi è sempre sembrato davvero decente).

Però alcune cose che ho sentito me le sono segnate. Ad esempio mi ha colpito una frase che dice Mel Gibson, bella figura di insegnante mostruoso (metà viso sfigurato da un incidente) in L’uomo senza volto.

Gli domandano in una specie di pre-processo per plagio, molestie, insomma pedofilia (il professore orribile eppure sensibile e amato non può non essere pericoloso) come mai si è fidato del giovane "irrecuperabile" cui dà lezioni individuali di letteratura, e che non ha chiesto il permesso alla mamma. Lui risponde: non si può essere insegnanti e non dare fiducia al proprio allievo; non avrebbe potuto spiare per controllare se gli aveva detto la verità.

Sarebbe tutto finito, l’insegnamento.

Forse si può discutere su quanto c’entri un insegnante di scuola con questo ruolo quasi da antico precettore che ha il personaggio del film, ma è difficile non essere colpiti da come di regola valga nella scuola l’esatto opposto: cioè che non si può insegnare se non attrezzandosi contro il naturale inganno dei propri studenti. Bisogna sempre pensare che cercheranno di fregarti, che avranno copiato il compito o ti presenteranno giustificazioni inventate per lavori non fatti, doveri traditi. Allora il primo compito "professionale" è non farsi fregare, essere più furbi di loro, non fidarsi mai per non essere ingannati e dunque perdere prestigio. Siamo "in guerra", insomma, e occorre vincere.

E invece non credo ci sia insegnamento senza una tregua e un’alleanza: senza uno scambio di fiducia, una specie di patto fra gentiluomini (o donne gentili). Non si tratta di stare bonariamente al gioco, tollerando, ma di fidarsi per poter finalmente cambiare gioco, per spostarsi su un altro terreno dove non conta essere più furbi perché appunto è troppo facile, non c’è gara e nessun prestigio per i vincitori. Dove si è dalla stessa parte. In rapporto.

Se non ti fidi dei ragazzi e delle ragazze, gli trasmetti un’immagine di sé (e della scuola) pessima; nessuno si aspetta niente da loro, non potranno deludere. Allora faranno di tutto per confermare quell’immagine e di solito (è facile e perfino gratificante) ci riescono alla grande. Così anche gli adulti avranno avuto ragione a non fidarsi… Come è scritto sulla medaglietta di Pollyanna (Il segreto di Pollyanna, altro film natalizio) chi va in cerca del male nel genere umano, senzameno lo trova.

La scuola è fatta di rapporti personali che implicano emozioni, passioni, scambi affettivi. Comunque. Ed è fatta in un tempo che è necessariamente quello in cui scorre una vita.

E siccome nella vita le malattie spesso finiscono, io e mia figlia siamo potuti andare al cinema a vedere La maschera di Zorro (ci tenevo personalmente, Zorro è stato un mio grande amore quando esisteva "la tivù dei ragazzi" alle cinque del pomeriggio; da qualche parte di me credo lo sia ancora). Quando l’allievo è pronto, incontra il maestro dice il vecchio bellissimo Anthony Hopkins al giovane Banderas. Non c’è fretta, tutto avviene a suo tempo. (Secondo me sono straordinarie queste sentenze da baci perugina delle sceneggiature di serie B).

Ecco, penso che su questo fluire "biologico" della formazione si può anche contare.

Ogni tanto, con i loro tempi magari imperscrutabili, un po’ di studenti ci incontrano. Non succederà sempre, forse nemmeno spesso, ma è bene tenersi pronti (ricordarsi anche di Zorro, alle cinque del pomeriggio della nostra infanzia. Non è male).

andrea bagni