24.09.2003
Ricomincio dalle prime
Le ragazze e i ragazzi di quinta se ne sono andati, e
già tornati a salutare, come sempre; quest'anno avrò di nuovo una prima. È
un'esperienza che faccio da sei-sette anni, questa di una cattedra (di italiano e storia)
su cinque anni; una specie di sperimentazione. Secondo me bella: si fa l'esperienza di
quanto contano questi anni per ragazze e ragazzi; di come cambiano, di come siano
strampalate certe discussioni (e certi atteggiamenti di "prestigio") fa
insegnanti del biennio e del triennio.
Da una parte spesso sembra di dover lavorare a una specie di ordinamento di base da dare a ragazze/i, magari curiosi, svegli, entusiasti anche, ma poco organizzati e disordinati. Devi (credo) cercare un'autodisciplina, un'abitudine al rigore, qualche automatismo senza stritolarli nella macchina scolastica peraltro.
Nelle quinte spesso è quasi l'opposto: sono classi spente, talvolta annoiate, esperte dei giochi che si giocano a scuola e capaci di galleggiare senza troppa difficoltà nell'ambiente. Basta non chiedere loro passioni, coinvolgimenti. Direi che anche noi insegnanti siamo un po' affetti dallo stesso "male di scuola" delle ultime classi. Penso che dovremmo stimolare un po' d'immaginazione, di pensiero "divergente" in questa spenta ripetizione di scuola (e festeggiarlo quando arriva) e invece la creatività, l'originalità delle scelte personali, mi sembra sempre che le guardiamo un po' con sospetto; nel migliore dei casi come segni di presunzione.
All'esame di stato i ragazzi e le ragazze che hanno portato percorsi "eccentrici", un po' extra scolastici (cioè fondati su propri interessi, letture fatte individualmente, magari chiedendo la nostra "assistenza", ma insomma su un proprio progetto) non è che siano stati proprio "festeggiati"; ed è vero d'altra parte che nei programmi sempre sterminati peraltro e nelle discipline si muovono un po' a modo loro. E allora: fanno solo quello che gli interessa e gli piace; non hanno rispetto per le nostre discipline; pensano di non avere bisogno della nostra guida li volete anche premiare?
Durante l'anno si enfatizzano le simulazioni della terza prova, pretendendo che a marzo o aprile gli studenti sappiano rispondere su tutto il programma di tutte le discipline (per cui non gli si dice quali saranno coinvolte); gli si comunica per aumentare lo stress, che si ritiene essere sempre formativo e preparatorio che il voto andrà in pagella a definire il credito. Decisivo per tutta la vita o quasi. Insomma l'assoluta centralità del possedere i contenuti e poi ci si scandalizza se una parte della classe il mattino prima preferisce stare a casa a studiare (a studiare davvero, come riconoscono tutti i colleghi): di nuovo non potete mancare da scuola, non potete fare da soli; siete irresponsabili, dovremo comunicarlo alle vostre famiglie.
Sono tutte ragazze e ragazzi maggiorenni che si firmano le proprie giustificazioni, ma ancora il consiglio decide di convocare i genitori quando ha qualcosa da dire sul comportamento di questi macro-alunni. Che a volte sembrano più ragionevoli e "umani" di noi (resi eternamente scolastici dalla scuola), ad esempio quando nei consigli di classe, di fronte all'ennesima rituale predica di esortazione allo studio, a non essere assenti eccetera, domandano ma non sarebbe meglio discutere del perché qualcuno studia poco, perché con alcuni insegnanti va male, perché c'è chi fa molte assenze? Chiaro ovviamente che per loro è facile (e comodo) spostare il problema. Chiaro anche che un po' di gioco delle parti e attribuzione di responsabilità, richiamo ai diversi ruoli e compiti sono indispensabili a scuola. Ma poi dovremmo essere tutti capaci di punti di vista diversi e avere la testa un po' dentro e un po' fuori della scuola. Sappiamo come funzionano le cose.
Invece ci ostiniamo in rituali deprimenti, a cui nessuno crede davvero, magari scegliendo "didatticamente" il posto nella classe e i compagni di banco per studenti di quasi vent'anni come se lo spazio necessariamente artificiale della scuola non potesse prevedere nessun margine di naturalità, di comportamento decentemente libero. Con cui dialogare. Misurarsi. Come se tutto fosse assegnato dall'alto, programmato e controllabile.
Non lo è per fortuna. E questo può tenerci vivi, anche se un po' spaventa.