Un nuovo anno
scolastico,
fra devolution e globalizzazione
Uno si prepara a scrivere sul nuovo governo Berlusconi.
Ti domandi che cosa vorrà dire per la scuola devoluzione,
come cambierà lo stato giuridico degli insegnanti, quale differenziazione di funzioni,
gerarchie e valutazione del "merito" (privatistico e aziendalistico) porterà il
ciclone Moratti. Leggi dei discorsi al meeting CL di Rimini e ti lascia di stucco la
volgarità dei ragionamenti: la scuola una scelta personale (cioè delle famiglie) come
prenotare sul mercato per i propri bambini una fede o unideologia invece di
unaltra (libertà dallo stato-chiesa, la chiama Buttiglione, per il quale è davvero
impensabile il concetto di laicità; più società dicono i ciellini, e intendono più
privatizzazione, perfino delletica, cioè mercato e beneficenza); nei cicli un
percorso per chi deve lavorare (quelli che hanno la vocazione) e un altro per chi
studierà lalta tradizione patria, classica naturalmente; lesame di stato poi
da cambiare perché così passano tutti (ma non quelli delle private).
Provate a indovinare dove e come si formerà la classe
dirigente...
Pensi quale potrebbe essere il senso di questa strategia, più
o meno una disintegrazione del pubblico - non dello stato, almeno per gli apparati
repressivi e desclusione - nellavvicinamento serenamente classista al cliente:
famiglie depositarie uniche dei valori (magari con radici comunitarie tipo sangue e
suolo), acquirenti del prodotto più utile, più simile a sé, nel grande
ipermercato dellistruzione, "democraticamente" aiutate dal buono-scuola ad
accedere allo stand preferito.
Ti domandi cosa potrebbe accadere di una società dove ognuno
si compra la formazione e il sapere che gli conviene - o gli tocca come destino sociale:
il suo rapporto con la collettività, la sua identità culturale e politica.
Pensi che tristezza scrivere di scuola in questa maledetta
estate.
Poi decidi di andare a Genova. Troppo metaforica la città
proibita, troppa paura addosso per stare a casa: sembrerebbe per sempre.
E viene fuori una storia che - ancora adesso - pensi che
segnerà un bel po della tua vita. Radice dello sconforto e della gioia a venire
Perché quel popolo internazionalista e un po
situazionista sul lungomare genovese è fatto di ragazzi e ragazze, adulte e adulti,
bellissimi. Per fortuna stavolta non ti somigliano. Non somigliano nemmeno alle cose che
avevi conosciuto dagli anni 70 a oggi. Vengono alla politica dalla loro vita, non
appartengono a sigle ma a pratiche, non vogliono conquistare il potere ma sottrarvisi e
sottrarre, costruire altre poleis.
Per questo ti sembra facciano così paura. Certo nella testa
dei poliziotti sono ancora anticamente "i rossi" - e adesso è la volta che
sentono di poter regolare il conto, sfruttando i pochi che accettano il gioco maschile
dello scontro militare. Ne esce un incubo di violenza, sangue, morte: segno di quanto è
forte ancora da noi la tentazione dello stato autoritario. Bisognoso di cure il diritto.
Ma quelli che fanno davvero paura sono quei ragazzi e quelle
ragazze radicalmente diversi dagli eserciti, dagli stati e apparati che li affrontano.
Sembrano felici e quasi ingenui, ma con una forza sorprendente che devessere legata
a quella tenerezza e sembra contagiare anche Genova - soprattutto le donne che dalle
finestre vedono il mare, e ti portano lacqua, come una poesia di Caproni.
La tua festa - profumo di limoni da un portone socchiuso, fra
i lacrimogeni - arriva quando ti rendi conto che quei giovani sono anche i tuoistudenti.
Quelli che ti sembravano diventati indifferenti, lontani dalla politica, chiusi a
coltivare la propria piazzetta. Ora piazza grande.
Pensi che forse erano lontani soprattutto dalla politica come
la conoscevi tu, segnata dalle antiche istituzioni dello stato-nazione e dalle nuove dei
media.
Loro passano quasi immediatamente dalla società (dal fare
società) al mondo, e anche se non dicono quale, con quale "piano di allocazione
delle risorse", ti sembra salutare questa guerriglia al mercato fatta di relazioni
ravvicinate, scambio post economico fra chi "si conosce e si ama".
Ti verrebbe da abbracciarli quelli e quelle che incontri,
così sconvolti e così seri.
Adesso pensi che a settembre tornerai a scuola volentieri,
come se avessi tante storie da raccontare - che non racconterai perché non si fa, ma che
esisteranno ugualmente nella zonarossa che è ilcuore della scuola.