Direzione didattica di Pavone Canavese

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06.09.2001

Un nuovo anno scolastico,
fra devolution e globalizzazione


Uno si prepara a scrivere sul nuovo governo Berlusconi.
Ti domandi che cosa vorrà dire per la scuola devoluzione, come cambierà lo stato giuridico degli insegnanti, quale differenziazione di funzioni, gerarchie e valutazione del "merito" (privatistico e aziendalistico) porterà il ciclone Moratti. Leggi dei discorsi al meeting CL di Rimini e ti lascia di stucco la volgarità dei ragionamenti: la scuola una scelta personale (cioè delle famiglie) come prenotare sul mercato per i propri bambini una fede o un’ideologia invece di un’altra (libertà dallo stato-chiesa, la chiama Buttiglione, per il quale è davvero impensabile il concetto di laicità; più società dicono i ciellini, e intendono più privatizzazione, perfino dell’etica, cioè mercato e beneficenza); nei cicli un percorso per chi deve lavorare (quelli che hanno la vocazione) e un altro per chi studierà l’alta tradizione patria, classica naturalmente; l’esame di stato poi da cambiare perché così passano tutti (ma non quelli delle private).
Provate a indovinare dove e come si formerà la classe dirigente...
Pensi quale potrebbe essere il senso di questa strategia, più o meno una disintegrazione del pubblico - non dello stato, almeno per gli apparati repressivi e d’esclusione - nell’avvicinamento serenamente classista al cliente: famiglie depositarie uniche dei valori (magari con radici comunitarie tipo sangue e suolo), acquirenti del prodotto più utile, più simile a sé, nel grande ipermercato dell’istruzione, "democraticamente" aiutate dal buono-scuola ad accedere allo stand preferito.
Ti domandi cosa potrebbe accadere di una società dove ognuno si compra la formazione e il sapere che gli conviene - o gli tocca come destino sociale: il suo rapporto con la collettività, la sua identità culturale e politica.
Pensi che tristezza scrivere di scuola in questa maledetta estate.
Poi decidi di andare a Genova. Troppo metaforica la città proibita, troppa paura addosso per stare a casa: sembrerebbe per sempre.
E viene fuori una storia che - ancora adesso - pensi che segnerà un bel po’ della tua vita. Radice dello sconforto e della gioia a venire
Perché quel popolo internazionalista e un po’ situazionista sul lungomare genovese è fatto di ragazzi e ragazze, adulte e adulti, bellissimi. Per fortuna stavolta non ti somigliano. Non somigliano nemmeno alle cose che avevi conosciuto dagli anni 70 a oggi. Vengono alla politica dalla loro vita, non appartengono a sigle ma a pratiche, non vogliono conquistare il potere ma sottrarvisi e sottrarre, costruire altre poleis.
Per questo ti sembra facciano così paura. Certo nella testa dei poliziotti sono ancora anticamente "i rossi" - e adesso è la volta che sentono di poter regolare il conto, sfruttando i pochi che accettano il gioco maschile dello scontro militare. Ne esce un incubo di violenza, sangue, morte: segno di quanto è forte ancora da noi la tentazione dello stato autoritario. Bisognoso di cure il diritto.
Ma quelli che fanno davvero paura sono quei ragazzi e quelle ragazze radicalmente diversi dagli eserciti, dagli stati e apparati che li affrontano. Sembrano felici e quasi ingenui, ma con una forza sorprendente che dev’essere legata a quella tenerezza e sembra contagiare anche Genova - soprattutto le donne che dalle finestre vedono il mare, e ti portano l’acqua, come una poesia di Caproni.
La tua festa - profumo di limoni da un portone socchiuso, fra i lacrimogeni - arriva quando ti rendi conto che quei giovani sono anche i tuoi studenti. Quelli che ti sembravano diventati indifferenti, lontani dalla politica, chiusi a coltivare la propria piazzetta. Ora piazza grande.
Pensi che forse erano lontani soprattutto dalla politica come la conoscevi tu, segnata dalle antiche istituzioni dello stato-nazione e dalle nuove dei media.
Loro passano quasi immediatamente dalla società (dal fare società) al mondo, e anche se non dicono quale, con quale "piano di allocazione delle risorse", ti sembra salutare questa guerriglia al mercato fatta di relazioni ravvicinate, scambio post economico fra chi "si conosce e si ama".
Ti verrebbe da abbracciarli quelli e quelle che incontri, così sconvolti e così seri.
Adesso pensi che a settembre tornerai a scuola volentieri, come se avessi tante storie da raccontare - che non racconterai perché non si fa, ma che esisteranno ugualmente nella zona rossa che è il cuore della scuola.