26.05.2002
La scuola sta finendo... Valentina mi aveva chiesto se, con i suoi voti, aveva delle chances di farcela o era ormai impossibile; non voleva tentare e poi di nuovo fallire. Ma come si fa a rispondere in casi così. Un po come i colleghi che ti chiedono, ma in quanti lo facciamo lo sciopero, se siamo tutti io ci sto. Grazie. Troppo comodo. Lei però era veramente in crisi, con se stessa prima di tutto. Si vedeva.Ci penso adesso che devo scrivere questa lettera di saluti per le vacanze, con un po di leggerezza.
È già quasi estate.
Ogni fine-settimana riporta in classe ragazze sempre più abbronzate nei corridoi dellintervallo si contemplano in festa tutti gli ombelichi del mondo. Sintrecciano orizzonti solari e sudate carte, compiti relazioni programmi voti. Valentina fa la commessa in un negozio del centro, mi hanno detto (peraltro come molte diplomate a pieni voti). È abbastanza contenta.
I colleghi delle quinte hanno fatto una relazione a se stessi, chissà come si valuteranno quando si rileggeranno in sede desame, il presidente non si sa dove, a fare non si sa cosa (delegante in pratica tutto, e tuttavia unico veramente retribuito mi dicono). I soldi comunque non ci sono, hanno sbagliato i conti, arriveranno forse a luglio 2003. Bella figura il ministero dellefficienza imprenditoriale. Allora si dovrebbero mettere tutte le cifre insieme: facciamo lesame e poi i voti li diamo quando arrivano i soldi. In futures, come il sole 24 ore.
Mica tanto facile essere leggeri dopo un anno come questo. (Poi più ci penso e meno ci credo che lei sia contenta).
È vero che da Genova in poi ci siamo dati da fare: piazze scioperi scampagnate girotondi. Ma loro hanno fatto le leggi e poi si sono presentati ad incassarle (i veri girotondisti). E poi la guerra e la polizia, tutto è stato lecito contro i Cattivi chi non centrava nulla, non era alla manifestazione? si assuma le sue responsabilità (e non si provi a mettere piede negli ospedali se ferito).
La sinistra ha mandato qualche segno di vitalità (ma su Napoli no: sottili distinguo istituzionali, mentre gli altri facevano "cultura" - sdegno zero). Basterà?
Intanto cè sempre chi ripartirebbe pari pari da Berlinguer (La Grande Riforma che Dai Tempi di Gentile ecc.) e chi vede inaccettabili berlinguerismi ovunque, disposto a rapporti ma solo dopo aver "fatto chiarezza" (gelida, tipo sesso protetto). Qualcuno con le sigle non si mescola, qualcun altro non vuole scrivere niente che possa dividere, dunque solo comuni denominatori super minimi. E cè chi smette in quarta, perduta commessa.
Insomma è dura.
Il desiderio è di scavarsi una sotto-esistenza, fuori dai consumi spettacolari di massa; meta-micro fisica di un altro potere, di un po di felicità politica. A Valentina si può telefonare forse. E poi ragazze e ragazzi adesso si avvicinano, ti chiedono libri ora che finisce la scuola (grande avversario della lettura, sembra di capire).
Io continuo a muovermi in questo spazio già post scolastico, fra la rassegnazione dei colleghi (lunica è arrangiarsi: più orario più soldi e siamo anche autorizzati a tirare via - che pretendono se ci aumentano ragazzi e classi?), il gelo dei voti e della buro-fine scuola, il calore di certi sguardi vicini ai saluti o già dopo gli addii. Quelli che ci fanno andare avanti, anche politicamente penso. E sono già tanti anni.