Mia figlia è a un mese dalla fine della quinta
elementare. E anche la scuola elementare è vicina alla fine.
Aveva cominciato (alla materna) con il terzo giorno che mi diceva, ma ci siamo già
andati due volte di seguito, che ci andiamo anche oggi? Non possiamo fare qualche altra
cosa? Tutti i giorni si deve andare, vai a spiegarlo un gioco così
E poi alle elementari era sbocciato il grande amore per la scuola e la classe: guai
mancare un giorno, perdere i contatti con le amiche e le maestre.
Ho veramente invidiato quellintensità così poco "scolastica" delle
relazioni di scuola, una specie di gioco serissimo, intreccio di attese, affetti,
scoperte, poco alla portata dei "professori" per le maestre in realtà
credo anche una fatica micidiale. Ma insomma tutto sembrava aurorale, mostrarsi allo stato
puro. Un dispiacere profondissimo per un commento deludente o una scheda che rimaneva la
stessa del primo quadrimestre (è uguale a quellaltra, che ci sono andata a fare;
che mi volete regalare per una scheda così, un sasso regalatemi ); ma anche una
gioia fin quasi alle lacrime per dei complimenti o per un buon strano voto (ho preso
bravissima). Non si trattava, mi sembra, di semplice "successo formativo":
era proprio il riconoscimento delle maestre prezioso, un punto di riferimento che viene
dal mondo degli adulti, anzi delle adulte; una specie di specchio di sé in cui cercare
misura diverso da quello dei padri e delle madri, più di appoggio, nicchia e nido.
Allo stato puro anche la difficoltà del cominciare a studiare, e leggere rileggere
sottolineare ripetere; rifare, accettare di stare con le "ripetizioni", anche
con la noia di certe operazioni lho già letto, lo so, perché lo devo
ridire, quante volte devo fare la stessa cosa. Ma poi anche la sfida, la competizione
bella con se stessi, lavere cura di ciò che si fa. Che si è. Di nuovo tutto
chiaro, trasparente.
Allo stato puro come lamicizia, la costruzione del gruppo, labitare la scuola
anche come sfondo delle avventure sentimentali. Allora diventa un evento con quale bambino
o bambina sei in coppia e ti devi tenere per mano quando vai a mensa. Allora la mattina,
ben prima dellapertura del portone, bisogna trovarsi con le amiche e gli amici: da
soli, senza genitori e maestre dintorno, accanto alla scuola ma tra bambini.
In un questionario di autovalutazione di una scuola media, mi pare di avere trovato
qualcosa di simile: un ragazzo che indica come luogo più amato dellintero istituto,
il terzo gradino della scalinata. Poi si scopre che è quello dal quale si cessa di
essere visti dallinterno, dagli adulti. Il più lontano, il più vicino. E un altro
che esprime come desiderio più forte riguardo lo spazio scolastico, la presenza di una
panchina in giardino, dove si possa stare un po a non fare niente.
Mi domando quanto tragicamente per ragazzi e ragazze la scuola esista come spazio
regolamentato, normativo. In fondo anche il tempo, la storia da studiare, finisce per
essere una misura lungo una linea, da pagina x a pagina y, quanti passi sono? troppi -
troppo pochi poi quando li misura linsegnante lungo il programma. Altra linea.
Mi ha raccontato una giovane collega "tirocinante" che spiegano alla scuola
postuniversitaria (ssis) che fare scuola è un edificio che si progetta nel
curricolo e si costruisce con i mattoni dei moduli; secondo lei invece si dovrebbe pensare
ad un paesaggio (ha detto proprio paesaggio, nemmeno giardino o territorio) in cui
stare, esplorare, scoprire.
Bellissimo.
Come lingegnere di Ratataplan (albero a colori lussureggiante nelle prove
attitudinali alla ditta: unico bocciato) chissà se ce la farà ad entrare nella nuova
scuola.