06.12.2001
Non disoccupare la scuola dai
sogni
Che disperazione questautunno
scolastico del ministero Berlusconi. Un misto defficientismo tecnocratico ed
economicistico, tutto teso a calcolare lottimizzazione delle risorse umane a fini di
bilancio, e poi di trasmissione "a coronamento" di valori rispettosi del ruolo
della famiglia, tailleurizzati e affidati a quelli del mestiere, cardinali buoni e
paterni o educatori muccioliani per laggravamento del danno (solo chi muore può
risorgere).
Poi una newsletter di Tuttoscuola avverte con grande enfasi che la
finanziaria concederà aumenti ai docenti intorno alle 700000 lire mensili. Uno
sappassiona e legge: addirittura si scomoda (per paragonarlo alla Moratti) il mitico
contratto di Cirino Pomicino del 1988. Sembra tutto vero
Ma via via si capisce come stanno le cose e allora ti domandi
se ci sia unaltra categoria in qualche parte del mondo per la quale è considerato aumento
di stipendio lessere pagata di più se lavora di più. Lavori sei ore oltre
il tuo orario, sei pagato per sei ore in più, dunque hai avuto un aumento di stipendio.
Straordinario si chiamava straordinario infatti, un tempo. Ad una mia amica
che ha lavorato in una cooperativa di servizio (assistenza agli anziani) chiedevano
continuamente di fare un turno o anche due in più, anche consecutivi, per coprire le
assenze; qualcuna accettava, sia per le pressioni sia perché era lunica maniera per
avere un po di soldi in busta paga (in un rapporto di lavoro feudo-capitalistico: se
non sei disponibile e fedele, ce ne sono tanti/e fuori che aspettano
). Almeno
però i "democratici" soci-padroni della cooperativa non le dicevano che
le davano un "aumento": sfruttavano la sua miseria contro quella di
qualcunaltra che non avrebbero chiamato e la minacciavano perfino. A noi
invece dicono che è un aumento di stipendio (naturalmente sempre a condizione che si
tolga lavoro a qualcun altro e si permetta di risparmiare allazienda). Mi sembra
ancora più miserabile. Senza considerare che noi lavoriamo dentro relazioni umane (come
in tutti i lavori di cura peraltro) con bambini e bambine, ragazzi e ragazze: rapporti
delicati e faticosi per quanto a volte ripaganti - ma in quanto impagabili, gratuiti.
Che ne sarebbe di quei rapporti una volta moltiplicate le classi, le ore, i compiti da
correggere, le lezioni da preparare, i voti da distribuire
(in realtà per i voti
non ci sono problemi e infatti i nuovi ex-consigli di classe, che scompaiono come luoghi
di scuola nel ddl sugli organi collegiali, alla distribuzione dei voti
esclusivamente si dedicheranno).
Di fronte a tutto questo è stato lo stillicidio degli
scioperi cgil e autorganizzati ridicola lora di sciopero di cisl e uil,
assente in stato confusionale o in attesa di prebende ministeriali lo snals.
Ma quella incapacità di percorsi comuni tutte le sigle
richiamandosi allunità, ma ognuno immaginandola solo sotto il proprio logo - a me
sembra una cosa gravissima, politica. Sfiducia nei luoghi pubblici, nelle case comuni (o
nelle piazze) dove si può costruire qualcosa anche fra diversi - anche restando diversi.
E poi è (ri)cominciata la guerra che ha finito di avvelenare
i rapporti (o di qua o di là, militarizzati dentro un po tutti). A me sembra
cresciuta fra gli insegnanti, anche fra le persone che più amo, una specie di spento
realismo, riduzionismo politico, uno sguardo distaccato sul mondo che vede tutti i pro e
tutti i contro, le luci e le ombre, ma non è più capace di vere passioni, di sdegno
radicale, di sogni: i sogni di quelli e quelle che dopo il 45 dicevano never
again, abbiamo imparato, basta con le guerre. E progettarono lOnu come
forma di governo fondata sul diritto internazionale (per il quale la Nato resta una specie
di milizia privata per quanto dei popoli "civili"). E scrissero lart.11
della Costituzione italiana. È un po paradossale che quella guerra sia usata ormai
per giustificare tutti gli interventi contro gli hitler di turno e per ricordare Monaco ai
pacifisti come fosse stata unassemblea di ingenui romantici gandhiani, e non
il risultato delle scelte di Stati nella geografia politica (anticomunista)
dellepoca.
Forse si pensa di capire di più escludendosi dalle emozioni,
giudicando sobriamente dai media, restando spettatori delle piazze. Forse si sente di
poter restare fuori, perché si è tutto già visto e vissuto, fatti esperti del
disincanto, lettori ideali di Repubblica.
Invece a me sembra che senza passioni, emozioni, relazioni
ravvicinate e insieme mondiali, non si capisca quasi niente del mondo. Si privatizza la
propria vita, si diventa tristi e si fa intristire.