Compiti per le vacanze
Direzione didattica di Pavone Canavese

Compiti per le vacanze

13.07.99

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a cura di Aluisi Tosolini

La fine dell'anno scolastico - esame di stato permettendo - rende possibile distaccarsi mentalmente dalle competenze di un buon docente che durante l'anno scolastico è assillato dalla quotidianità della vita in classe.

Un tempo propizio, dunque, per continuare in modo più assiduo a studiare. Leggere, riflettere, aprire orizzonti culturali, spaziare anche al di là delle proprie specifiche competenze pedagogico-didattiche e disciplinari.

In una parola un tempo propizio per ridare fiato al proprio essere intellettuali.

O, almeno, questo è quanto io cerco di fare ogni estate aumentando significativamente il tempo di lettura e riflessione. Ho così pensato di unire l'utile al dilettevole proponendo al direttore di pavonerisorse una ironica rubrica titolata "compiti per le vacanze" ove inserire recensioni e riflessioni su alcuni dei temi cruciali della realtà contemporanea (e quindi anche della scuola).

Così, settimanalmente, sarà messa in rete una recensione, con l'augurio che anche altri, collaboratori, redattori, visitatori di pavonerisorse, collaborino con proprie letture e recensioni alla costruzione di un "ipertesto" che "espliciti" (senza la pretesa che ciò si trasformi in un qualche credito formativo) percorsi di formazione ed autoaggiornamento di insegnanti - intellettuali attenti alla realtà dove vivono, capaci di interrogare ed interrogarsi.

Insomma, vitamine per il pensiero.

Per quanto mi riguarda affronterò il nodo della "globalizzazione" con particolare attenzione alle sue ricadute sulla vita quotidiana delle persone (una specie di antropologia della post-modernità) e quindi anche sullo stesso strutturarsi di percorsi formativi.

Il primo libro presentato è

Bourdieu. Controfuochi Pierre Bordieu, Controfuochi. Argomenti per resistere all'invasione neoliberista, Milano, I libri di Reset, 1999 (pp. 118, £ 16.000)

I successivi volumi saranno (in ordine sparso)

 

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Cliffort Geertz

Mondo globale, mondi locali.
Cultura e politica alla fine del ventesimo secolo
Bologna, Il Mulino, 1999

Geertz , uno dei massimo antropologi contemporanei, raccoglie in questo breve testo 5 scritti di grande interesse ed attualità.

Il punto di partenza è un paradosso: a fronte di una crescente globalizzazione assistiamo infatti ad un moltiplicarsi delle differenze e delle divisioni culturali. Inoltre sono tornati sulla scena mondiale due tipi di conflitto (etnico e religioso) che molti ritenevano ormai solo un retaggio storico.

Cosa succede dunque nel mondo globale? Secondo Bordieu  il mondo è percorso in modo devastante dal pensiero unico neoliberista. Ma se Bordieu privilegia l'analisi sociologico e delle scienze politiche Geertz parte da un altro punto di vista. Più complesso e, se mi è permesso, per certi versi anche più affascinante.

Geertz affronta questo mondo "frammentato" sottolineando in primo luogo come le categorie concettuali con le quali si cerca di descriverlo (nazione, stato, popolo, paese,…. - risultano oggi inutilizzabili. La stessa teoria politica che su questi concetti pone le proprie fondamenta appare "inadeguata" a cogliere il senso del mutamento. Da qui la sottolineatura del valore conoscitivo della antropologia che pone attenzione più ai dettagli ed ai particolari che alle dimensioni universali.

 

Una politica della differenza: riconoscere la pluralità

"L'astrazione dal particolare non è l'unica forma possibile della teoria - scrive Geert sottolineando i limiti della scienza politica. In futuro saranno utili proprio le analisi politiche in grado di entrare nel merito delle peculiarità del loro oggetto".

Così, suggerisce Geertz, "anziché occultare la differenza con luoghi comuni sull'etica confuciana', la 'tradizione occidentale', la 'mentalità mussulmana', con dubbie prediche moralistiche sui valori universali o con opache banalità sull'esistenza di una unicità più profonda, la dobbiamo riconoscere apertamente ed esplicitamente. In secondo luogo, essa non va intesa come negazione della somiglianza, come il suo opposto, come la sua contrapposizione antitetica o contraddittoria. Va vista come qualcosa che contiene in sé tutto questo, lo situa, lo concretizza, gli dà forma. Dopo la scomparsa dei blocchi e delle egemonie, ci troviamo di nuovo in un'era di ramificazioni e intrecci disseminati e in sé differenziati. Le unità e le identità che si costituiscono, quali che siano, vedranno la luce e saranno negoziate a partire dalla differenza" (pag. 25).

Così, citando il filosofo Wittgenstein, si può dire che non esiste un filo capace di percorrere tutti gli stili di vita, di definirli, di farne una totalità. Esistono, al contrario, solo sovrapposizione di fili diversi che si intrecciano e si sovrappongono, che stanno in tensione reciproca formando un corpo composito, localmente variegato e globalmente integrato.

Per studiare i paesaggi locali (ricchi di particolari ed eventi) alle topografie complesse di cui essi sono parti costitutive dobbiamo, sostiene Geertz, figurarci l'identità in altri termini. (la stessa cosa sostiene, sia detto per inciso, il voluminoso studio di Umberto Galimberti "Psiche e techne", Feltrinelli 1999).

Ma come fare non avendo a disposizione una nuova (e ben sperimentata) teoria?.

Geertz suggerisce tre passaggi:

  1. l'osservazione filosofica su di sé, l'agire, la volontà e l'autenticità;
  2. la ricerca storica delle tracce che portano alla costituzione di etnicità, nazioni, stati e solidarietà;
  3. la rappresentazione etnografica di mitologie, raffigurazioni del mondo, tradizioni e immagini del mondo (o anche, al contrario, la messa al bando di questa etnografia in quanto riduzione estetizzantee neocolonislista di un'alterità radicale).

Solo questo metodo potrà liberarci dall'illusione che il mondo si componga, da un capo all'altro, di entità dello stesso tipo, di tessere di puzzle.

 

Per una politica dell'identità

Quando diciamo che la Nigeria o l'Indonesia o il Marocco (a questi ultimi Geertz ha dedicato decenni di studi) sono uno stato che cosa intendiamo?

In realtà noi proiettiamo su questi complessi agglomerati sociali la nostra idea di stato che non ha nulla a che fare con la "realtà" di quei paesi. Essi sono diventati "paesi-stati-nazioni" con la proclamazione ufficiale di un paese al posto di una colonia. E' questo e non altro che troviamo all'origine dei conflitti etnici dello Sri Lanka: è la proclamazione del paese nel 1948 che li ha generati e null'altro.

Così, studiando il conflitto etnico (cap.IV), Geetrz mostra come tutte le consuete categorie concettuali siano troppo globali, troppo ampie ed insensibili alle realtà locali e alla loro enorme eterogenietà: in realtà non eisotono, sostiene, che casi singolari. Da qui lo studio di

Concetti questi che non dissolvono la complessità e la particolarità ma anzi, riconoscendole, permettono di studiarle meglio.

Particolarmente interessante la definizione di Politica dell'identità che scorre sotto, attraverso e sopra i confini dello stato, della nazione, del paese. "Essa opera in una sfera che è specificatamente sua. Lo sviluppo di una siffatta politica, basata non sul consenso primordiale che non esiste e non esisterà mai, ma sul rispetto dell'avversario, che pure non esiste ma che qui o là, in questo momento o in quello, ha qualche possibilità di esistere, mi sembra essere un compito fondamentale del nostro tempo. Rispetto a questo compito l'antropologia, con il suo senso del particolare, la sua attenzione per il dettaglio, e il suo sospetto per i linguaggi omogeneizzanti della descrizione sociale, può svolgere un ruolo significativo" (pp. 99-100).

Si tratta cioè di dar vita ad una prassi politica incentrata sull'arbitraggio culturale (pag. 71) tesa a "creare una struttura complessa di differenze tra loro interdipendenti, che lasci posto alle tensioni culturali che non possono essere eliminate o mitigate, pur mantenendole entro certi limiti" (pag. 72).

E siamo così al cuore di un altro nodo: il liberalismo può reggere alla sfida del mondo frammentato?

 

Liberalismo e mondo frammentato

Negli utlimi anni, scrive Geertz, sia il liberalismo economico che il liberalismo politico si sono trasformati da roccaforte di metà del mondo in proposta morale per il mondo intero. Paradossalmente questo processo ha evidenziato quanto il pensiero liberale sia prodotto di una cultura specifica mettendone in dubbio le pretese universalizzanti (su questo si vedano gli studi di Jurgen Habermas) e facendo balenare i rischi di un conflitto con altri universalismi (ad esempio l'Islam).

Anche nei confronti delle democrazie liberali Geertz fa valere la sua attenzione al particolare (ovvero il liberalismo non è uno solo ma in esso convivono molti pensatori estremamente diversi fra loro).

In secondo luogo si tratta "di comprendere che parlare con chi è altro da noi significa anche ascoltare. E se prestiamo ascolto sarà difficile che tutto ciò che abbiamo da dire resterà immutato" (pag. 75).

 

Verso un vocabolario della divergenza

Si tratta, sostiene ancora Geertz, di "adattare i principi del liberalismo e della socialdemocrazia - tuttora i nostri migliori fili conduttori in fatto di diritto, politica e questioni pubbliche - a circostanze nei confronti delle quali essi si sono rivelati troppo spesso scostanti, reattivi, privi di comprensione, filosoficamente ciechi. Ma forse l'aspetto più importante … è pervenire ad una migliore interpretazione della cultura, intesa come una cornice fondatrice di senso, all'interno della quale gli uomini vivono e danno forma alle loro convinzioni, solidarietà e al loro sé. E questo significa un atteggiamento critico verso modi di pensare che riducono le cose a uniformità, omogeneità, concordanza di vedute e consenso. Dobbiamo aprire il vocabolario della descrizione e dell'analisi culturale, affinché vi trovino posto concetti quali divergenza, varietà e disaccordo." (pag. 53).

 

Per concludere

Qualche giorno fa RALF DAHRENDORF ha pubblicato su La Repubblica (6 luglio 1999) un articolo di grande interesse titolato "Ma la Terza via non è una sola ". L'articolo (che affronta il dibattito che va "al di là della destra e della sinistra") sostiene che la "tematica è stata descritta in vari modi, ma la designazione più corrente è la "terza via". I suoi protagonisti hanno per lo più stretti rapporti con quello che in Gran Bretagna è chiamato New Labour, o anche "progetto Blair". Di fatto, il dibattito sulla "terza via" è oggi l'unico progetto sul tappeto, il solo a indicare nuove direzioni, in mezzo a una moltitudine alquanto confusa di tendenze e di idee. Alla base dei miei commenti, seppure critici, c'è quindi un senso di apprezzamento per chi ha lanciato questo progetto, e in particolare per il suo principale teorico, Anthony Giddens"

Ma al di là di questo, sostiene Dahendorf, dentro il concetto di "terza via" vi sono in realtà progetti diversissimi fra loro che è bene tenere distinti ed analizzare con più precisione.
Insomma, il dato su cui riflettere è forse questo: il tempo ella globalizzazione sfida il pensiero a percorrere le vie della differenza e della pluralità, dell'analisi del dettaglio piuttosto che quelle dell'omogeneizzazione.

Una indicazione di grande interesse. Una indicazione che ci costringe a fare i conti con le modalità tipiche del pensiero occidentale che da sempre ha cercato di oltrepassare il particolare tentando di annegarlo nell'universale, nel totale, nella sintesi più o meno hegeliana che tutto nega. E che quindi anche nulla comprende.

E chi non comprende fa poi molti danni……

Aluisi Tosolini

 

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nota del direttore reginaldo palermo

La pagina "Compiti delle vacanze" è aperta a tutti: siete invitati a spedire materiali (recensioni, suggestioni, proposte di lettura).
Aluisi Tosolini, l'ideatore della rubrica, da bravo professore di liceo ha subito dato il buon esempio fornendoci due eccellenti esempi di compito; in realtà contiamo di arricchire questa pagina con il contributo di tutti.

Qui sotto troverete l'elenco aggiornato dei compiti inviatici dai lettori-navigatori

 

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