15.01.2005
Punire o dare le regole ?
Succede una cosa strana con certe punizioni. Producono senso e
spostano significati in una direzione che non ci si aspetterebbe. In un certo senso
regalano la punizione al contesto della colpa...
Ad esempio nella mia scuola per tre anni consecutivi sono state soppresse le gite scolastiche per una specie di "ritorsione" contro le lunghe e tristi occupazioni: sono abituati ad avere tutto gratis, devono imparare che invece certe scelte hanno un costo, comportano delle conseguenze eccetera. Peraltro si è ufficialmente giustificato l'intervento con ragioni "tecniche": non c'era più oggettivamente il tempo per interrompere ulteriormente lo svolgimento del programma ma poi non si sono avuti problemi a prolungare di cinque giorni le vacanze di Pasqua e il ponte di maggio... se le vacanze le facciamo tutti, allora va bene.
Alla fine si direbbe che lo scopo sia stato raggiunto perché l'occupazione a novembre non c'è stata (i ragazzi hanno deciso di preferire quest'anno le gite, il prossimo si vedrà; sono aumentate le loro opzioni di scelta), ma mi pare che sia cambiato il senso complessivo di tutta l'operazione.
È bastato un giorno di "visita didattica" a Ferrara perché fosse chiaro: neppure la finzione di un senso culturale era più possibile, nemmeno come intesa minima di decenza interpersonale. Un ragazzo ha scoperto di fronte all'ingresso (dopo ore di "preparazione" in classe) che si trattava di un'esposizione dedicata al cubismo e non di una mostra del comunismo (roba da museo comunque). Dialogare con altri/e richiedeva di cogliere l'attimo fra il mangiare patatine e parlare al cellulare; tipologia delle domande, quanto ci vuole ancora prof, ci sono sedie nelle sale, che stiamo in piedi un'ora?
È vero che è sempre questo il punto di partenza e non è il caso di mettersi a fare il gioco triste degli adulti che si lamentano dei giovani d'oggi, della scuola permissiva, della mancanza di severità ecc. (ultimo modello, Paola Mastrocola). Ma adesso mi sembrava un punto di partenza immobile; la radice nel cemento di uno scambio fra estranei, non di un incontro e di un percorso. Davvero, quanto c'è ancora da camminare.
Il fatto è che il primo compito dovrebbe essere stabilire patti. Senza pretendere troppo. O cercare di stravincere. Un po' di tempo libero, di passeggiate vetrine e cartoline, un po' di percorsi più o meno culturali - possibilmente evitando il modello "cane da guardia più branco di pecore" che ti fa vergognare d'essere al mondo (e fa venire in mente un vecchio film del Benigni cattivo: ora si passa al culturale, nessuno si muova compagni!). Anche un certo grado di libertà notturna, ma niente casino che non faccia dormire gli altri. Potete anche stare svegli la notte chi mai potrà obbligarvi a dormire otto ore... ma la mattina all'ora stabilita a fare colazione. Invece quest'anno mi sembrano tutte le mediazioni saltate. La gita usata come contropartita e premio è diventata una specie di diritto proprietario dei ragazzi e delle ragazze, una volta rinunciato all'occupazione. Una cosa loro, pochi discorsi.
Alla fine uno mi ha chiesto se si poteva uscire la sera in discoteca, ma verso l'una perché è quella l'ora di uscire la sera (e il ragionamento non fa una piega dal suo punto di vista, ma è proprio il punto di vista il problema); e comunque che venite a fare voi fuori la notte, mica è una cosa di scuola. Un'altra ti dice tranquilla non penserà mica di portarci a visitare la città, quelle cose si scrivono nel programma perché se no il consiglio non approva la gita...
Magari è un passo avanti, la fine di una finzione. E però a scuola mi sembra si lavori anche dentro certe finzioni, per provare a dare senso, almeno in uno spazio circoscritto e in relazioni concrete di corpi e anime, proprio a quella utopia che appare così assurda a livello di comportamenti "naturali" (cioè appartenenti a tribù culturali diverse), così come a livello di megamacchina permissiva/disciplinante (in fondo la stessa operazione di sotto-educazione al consumo obbediente). Ma non si può lavorare con una strategia di premi e punizioni, senza pagare il prezzo di far entrare tutto nel solito meccanismo da partita doppia di dare e avere; che in quanto meccanismo di scambio cancella paradossalmente qualunque dimensione etica, di responsabilizzazione o "sano" senso di colpa... ho pagato dunque siamo pari e posso ricominciare in regola.
Penso che gli apprendimenti veri, umani, sono liberi e gratuiti o non sono.
Se si vuole solo sorvegliare e punire, anche quello ha delle conseguenze. Anche quello ha un prezzo.