Direzione didattica di Pavone Canavese

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Cooperare in rete si può.
Non basta ricorrere alle nuove tecnologie, è necessario riflettere sulla valenza formativa dei percorsi e delle procedure.
Una proposta di lavoro per le scuole coinvolte nei Progetti 1B

(a cura di Massimo Arras, Pietro Madaro, Oscar Perino, Paola Tarino)

  1. Lo specifico della scuola elementare

    Produrre alfabetizzazione culturale – educare alla cittadinanza – rispettare gli stili cognitivi - sviluppare il senso critico.
    Assegnare centralità ai percorsi didattici rispetto ai prodotti, anche se è attraverso la progettazione di questi ultimi che i soggetti coinvolti (specie i bambini) trovano lo stimolo per riflettere su "cosa stanno facendo e soprattutto su come lo stanno organizzando".
  2. La tecnologia ha reso disponibili facili strumenti per produrre e diffondere materiali comunicativi, ma spesso quelli scolastici, per quanto curati, hanno un interesse pressoché nullo al di fuori del proprio contesto educativo

    Uno scenario ormai consueto: al giorno d’oggi è facile diventare produttori di messaggi multimediali da consegnare alla rete e quindi alla planetaria visibilità. E’ una sorta di ubriacatura, la sensazione di essere improvvisamente protagonisti: avere i propri materiali pubblicati in Internet suscita in tutti un effetto di appagamento edonistico che placa il bisogno di esserci, tanto strombazzato dai media e profondamente radicato in tutti noi, al punto da farci confondere la valenza formativa del percorso fatto per arrivare al prodotto con il prodotto in quanto tale.
    Siamo tutti innamorati delle nostre cose, per cui non è raro trovare in amici o in noi stessi le reazioni del genitore che osserva il suo tanto desiderato figlioletto e lo giudica bellissimo, perché si sa che "ogni scarrafone è bello ‘a mamma sua"!.
    Benché doloroso, forse si dovrebbe iniziare ad ammettere che i nostri "gioielli" sono spesso privi di un vero interesse culturale, anche se facilmente suscitano la curiosità o l’invidia tecnologica dei colleghi, ma oltre al consueto ritornello: "Con che programma l’hai fatto?", si direbbe che essi non facciano sorgere interrogativi più profondi, né creino occasioni di confronto in termini metodologici.
    Si tratta allora di correggere il tiro: la preziosità di questa categoria di oggetti non va ricercata nelle ambizioni culturali e neppure nell’accuratezza tecnica che spesso li contraddistingue, bensì nelle strategie cognitive messe in moto dai ragazzi, nella quantità e qualità di riflessione compiuta per produrre i materiali (testuali, visivi e sonori), per scegliere in quale modo associarli ed elaborarli in veste multimediale. Curiosamente sono proprio questi gli aspetti trascurati e tali carenze finiscono per renderli inservibili, riducendoli a puri oggetti di vetrina.
    Non l’oggetto quindi, ma il percorso serve alla scuola nel suo lavoro di comprensione delle strutture comunicative.
    Uno scenario praticabile: la scelta di cooperare tra scuole coinvolte nel Piano 1b, dando vita a semplici micro-reti progettuali, nasce con l’intento di andare in questa direzione, con la volontà di condividere percorsi didattici, modificabili "in itinere", collaborando "attivamente" proprio alla costruzione di prodotti, anch’essi oggetto di condivisione.
    Si tratta non solo e non tanto di favorire la comunicazione, sfruttando le potenzialità degli strumenti impiegati e allargando gli spazi di confronto e messa in relazione di vissuti eterogenei, bensì di collaborare alla messa a punto di percorsi e strategie didattiche, che, pur salvaguardando le differenze, sottolineando le specificità dei contesti, facciano emergere tratti comuni, atteggiamenti e sensibilità nei confronti delle nuove tecnologie e soprattutto interessi documentari.
  3. Superate le difficoltà tecniche delle procedure che tanto tempo hanno fatto perdere alla scuola ci si può finalmente concentrare sui contenuti e sulle strategie

    L’innovazione tecnologica ha colmato la distanza che impediva ad un insegnante di utilizzare le strumentazioni informatiche nel proprio lavoro didattico senza doversi trasformare in un tecnico e ora, svestita di tutta la sovrastruttura, è riaffiorata la centralità dei contenuti culturali e il bisogno di progettazione degli insegnanti nel loro fare scuola.
  4. Ragionare sugli aspetti cognitivi e strutturali della comunicazione

    La scuola ragiona sulla struttura dei materiali.
    Gli insegnanti ragionano sulle operazioni cognitive oltre che sulle strutture della comunicazione.
    Il lavoro con gli studenti comincia quando ci si disconnette e si ritaglia un universo omogeneo sul quale riflettere.
  5. La rete vista come un contenitore dal quale attingere opportunità mirate e non casuali di lavoro e riflessione

    La navigazione non ha una sola rotta, come quando si parla o più semplicemente si ascolta, lo si fa per svariati motivi e ad ognuno corrisponde una modalità di rapporto e una strategia di raccolta degli stimoli: si vuole capire, riconoscere, riempire spazi, ecc. Perciò è possibile, anzi auspicabile, che ad un giovane venga data la possibilità di sperimentare strategie differenti di approccio e fruizione della rete. Aggiungiamo solamente che si dovrebbe porre attenzione affinché vengano anche garantiti spazi nei quali la navigazione possa assumere uno scopo più definito e progettuale.
    In altri termini pensiamo a situazioni laboratoriali nelle quali si possa attingere una quantità minima di materiali omogenei rispetto ad un tema, con lo scopo di esaminarne le caratteristiche linguistiche, le strutture di relazione, per indagare le scelte e rintracciarne quelle degli autori: insomma per studiarli.
    Pertanto la scuola deve "difendersi" dalla quantità, se vuole avere il tempo per strutturare dei percorsi formativi efficaci.
    Non si sta evocando il mostro che tutto ingoia o altre metafore analoghe, si vuole ribadire un concetto molto diffuso e quasi scontato, sottolineando l’effettiva ingestibilità di un percorso di riflessione che non sia in grado di ritagliare tempi e costruire occasioni "separate", dalle quali ricavare strumenti di interpretazione e modelli utilizzabili nella produzione diretta.
  6. Produrre per essere compresi è ben diverso dal produrre per compiere una esercitazione o per seguire una moda.
    Individuare dei destinatari è indispensabile per definire un rapporto comunicativo che stimoli la produzione e in parallelo la riflessione sulle caratteristiche e sulla tipologia linguistica dei materiali.
    Vista dalla parte dei ragazzi la cooperazione deve servire a dare "scopi" e "motivazioni" sempre nuovi e diversi al loro lavoro, rappresentando ora uno stimolo a decentrare il proprio punto di vista (ponendosi il problema del lettore), ora a condividere un’esperienza in termini di "creazione cooperativa" dei materiali, attivandosi in maniera paritaria, dando vita ad "oggetti aperti, dinamici ed interattivi", partecipando essi stessi al processo di documentazione dei percorsi, attraverso l’alternarsi di itinerari comuni (la messa in rete) e di tragitti autonomi (il disconnettersi per continuare a fare e al contempo riflettere).

Stabilire una relazione con un’altra scuola (i destinatari) consente di attivare un canale di comunicazione privilegiato tra soggetti in formazione con esigenze comuni di produzione e controllo rispetto ai materiali stessi, che assumono così valore oggettivo, perché interni ad un "patto cooperativo" di crescita culturale.